Vespolina
di G. Dalmasso, M. Cacciatore ed A. Corte
da "Vespolina", in Principali vitigni da vino coltivati in Italia - Volume II, Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste, 1962

Sinonimi (ed eventuali errati)

[Omissis]

Descrizione Ampelografica

Per la descrizione che segue furono utilizzati tre cloni, due dei quali (situati l'uno in provincia di Novara, nel comune di Boca e l'altro in provincia di Pavia, nel comune di Canneto P.) vennero descritti contemporaneamente nel 1959, mentre il terzo (situato pur esso in provincia di Novara, nel comune di Ghemme) era stato descritto in precedenza per cura dell'Ispettorato Agrario Prov.le di Novara. Inoltre, specialmente nel periodo tra lo sviluppo completo delle foglie e la maturazione dell'uva, vennero stabiliti dei confronti tra i caratteri dei predetti cloni e quelli di altri ceppi dello stesso vitigno posti nelle località considerate. La presente descrizione ampelografica ha potuto essere agevolmente concordata in un testo unico, perché fra i caratteri dei tre cloni non si notarono differenze di importanza rilevante. Le poche e lievi differenze riscontrate (riguardanti essenzialmente le foglie ed i tralci erbacei) vengono segnalate nel corso della descrizione stessa.

Germoglio di 10-20 cm

Figura 1: Apice di Vespolina.

Apice: espanso (a ventaglio); cotonoso, con margini e punte glabri; color bianco con orli carminati (cloni di Canneto P. e Ghemme) o con riflessi bronzei ai bordi (clone di Boca).

Foglioline apicali (dalla 1a alla 3a): spiegate, o leggermente a coppa o anche a gronda; cotonose su entrambe le pagine (cloni novaresi) oppure le prime due cotonose su entrambe le pagine e la terza con pagina super, quasi aracnoidea (clone pavese). Colore: la prima fogliolina - dall'alto - ha la pagina superiore bianca con bordi lievemente carminati, nelle successive la pagina superiore volge al fulvo; la pagina inferiore è biancastra per il tomento diffuso su tutte e tre le foglioline.

Foglioline basali (dalla 4a in poi): spiegate o a coppa. Glabre o quasi glabre sulla pagina superiore; cotonose sulla pagina inferiore. Color verde con riflessi giallognoli alla pagina superiore; biancastro per il fitto tomento alla pagina inferiore.

Asse del germoglio: Ricurvo (quasi ad arco nel clone pavese); la dentellatura delle foglioline tipicamente pronunciata, ed il protendersi dei grappolini fiorali verso l'alto forma quasi un mazzolino terminale sul germoglio.

Germoglio alla fioritura

Apice: espanso (a ventaglio); cotonoso, con punte glabre; color bianco, con ai bordi lieve carminatura o riflessi bronzei.

Foglioline apicali: spiegate o a gronda; cotonose su entrambe le pagine la prime due foglioline, lanugginosa su entrambe le pagine la terza. Di color bianco la prima, a cagione del tomento, su entrambe le pagine; le altre due volgenti al verde con riflessi di color rame, pure su entrambe le pagine.

Foglioline basali: spiegate o a doccia; glabre su entrambe le pagine, con nervature principali aracnoidee sulla pagina inferiore; di color verde (piuttosto chiaro, specialmente sulla pagina inferiore) con sfumature bronzee.

Asse del germoglio: ricurvo.

Tralcio erbaceo: sezione trasversale circolare, contorno liscio (cloni novaresi) o quasi liscio (clone pavese); glabro; color verde oliva uniforme (clone pavese) o con riflessi rosei dal lato soleggiato (cloni novaresi), interamente diffuso.

Viticci: intermittenti; formula 0-1-2-0-1-2-0... (ed anche: 0-1-0-1-2-0-1-2-0... sui cloni novaresi). Primo viticcio sul 4° nodo dall'inserzione; bifidi o trifidi; di lunghezza e grossezza medie o più che medie; di color verde chiaro, talvolta con bronzature alla base (cloni novaresi).

Infiorescenza: di media grandezza o quasi grande; generalmente conica.

Fiore: bottone fiorale piriforme, di media grandezza o meno; ermafrodita; corolla di color verde chiaro a cappuccio.

Figura 2: Foglia di Vespolina.

Foglia: piccola; pentagonale; quinquelobata. Seno peziolare ad U largo (talvolta anche a lira; nei cloni novaresi); seni laterali superiori a bordi sovrapposti od a lira chiusa assai profondi; seni laterali inferiori pure a bordi sovrapposti ed a lira chiusa, abbastanza profondi. Lembo piano (o anche a coppa: nel clone pavese), con superficie lievemente bollosa; lobi piani (o anche contorti: nel clone novarese); angolo della sommità dei lobi terminali acuto. Pagina superiore di color verde; pagina inferiore di color verde-chiaro anche sulle nervature principali, cotonose anche su dette nervature, di cui quelle di 1°, 2°, 3° grado sono sporgenti. Denti laterali irregolari, con margini rettilinei oppure concavi da un lato e convessi dall'altro, generalmente uncinati verso l'apice, a base larga.

Picciolo: di media lunghezza; di media grossezza e sottile; glabro; a sezione trasversale con canale poco evidente; verde chiaro con sfumature rossastre.

Colorazione autunnale delle foglie: verde con macchie giallo-rossastre.

Portamento della vegetazione: come tendenza, caratteristicamente espanso, a mo' di cespuglio.

Acino erbaceo: tra sferoide ed ellissoide.

Figura 3: Grappolo di Vespolina.

Grappolo a maturità industriale: di media grandezza; mediamente compatto; allungato, cilindrico o conico, assai sovente con una sola ala alquanto sviluppata. Peduncolo lungo, erbaceo (semilegnoso solo all'inserzione sul tralcio), sottile, di lunghezza pari a circa un terzo di quella del grappolo, che si può mediamente ritenere di cm 15.

Acino: di media grossezza; ellissoide, regolare; con ombelico prominente, non persistente; a sezione trasversale circolare, regolare; buccia di color turchino scuro quasi nero, regolarmente distribuito, pruinosa ma non molto, piuttosto sottile e poco consistente; succo incolore o molto leggermente rosato; polpa molle, succosa; sapore semplice; pedicello di media lunghezza, di color verde oliva; cercine poco evidente, di color rosso-ruggine o verde; pennello di media lunghezza, di color rosso feccioso; separazione del pedicello dall'acino abbastanza facile.

Vinaccioli: da 2 a 3 per ogni acino, più raramente uno solo; medio-piccoli, snelli, con becco un po' slanciato, non appuntito. Nessun acino è privo di vinaccioli.

Tralcio legnoso: di lunghezza media o piuttosto corto, relativamente fragile, ramificato; corteccia aderente, con punteggiature; sezione trasversale ellittica; superficie striata, poco pruinosa; nodi globosi, poco rilevati; meritalli generalmente di lunghezza media e più (cm. 6-7-8 e fino a 14); color nocciola sbiadito, uniforme sui meritalli, poco più carico sui nodi; diaframma rettilineo, piuttosto spesso; midollo occupante la metà del diametro del tralcio; gemme coniche arrotondate, un po' sporgenti, glabre; cercine peziolare largo, sporgente, poco sinuoso.

Tronco: mediamente robusto.

Fenologia

Condizioni d'osservazione: il primo clone (A) si trova nel comune di Canneto pavese (prov. di Pavia), in località Colomborone, in un vigneto del sig. Ing. Zucchini, il secondo clone (B) si trova in località "Castello" (comune di Boca, prov. di Novara), in un vigneto del Comm. Minazzoli Pierino, il terzo clone (C) si trova in località Fornace Baragioli (comune di Ghemme, prov. di Novara), in un vigneto del sig. Magistrali Carlo.

Ubicazione

Longitudine: (A) 9° 15' E; (B) 4° 03' ad ovest del merid. di Roma (M.te Mario); (C) 4° 01' ad ovest del merid. di Roma (M.te Mario)..

Latitudine: (A) 45° 05' N; (B) 45° 36' N; (C) 45° 36' N.

Altitudine: (A) m 240 s.l.m.; (B) m 400 s.l.m.; (C) m 280 circa s.l.m.

Esposizione: (A) NE; (B) Sud-sud-pvest; (C) Ovest-sud-ovest.

Portinnesto: (A) 420 A; (B) Rip. x Rup. 101/14.; (C) Berland. x Rip. 420/A..

Età delle viti: (A) 40 anni; (B) anni 35; (C) 14 anni.

Sistema di allevamento: (A) a filari semplici; (B) quello detto localmente "Maggiorino" (dal comune di Maggiora) o "a quadretti". Le viti sono piantate a gruppi di due, alla distanza di m. 4 in quadrato fra i singoli gruppi e sono allevate a piramide quadrangolare capovolta (ricavando due branche principali da ciascuna vite) fino all'altezza di m. 1,50 - 1,60 da terra; (C) come nel caso precedente (Boca).

Forma di potatura: (A) piuttosto povera e di lunghezza variabile. Si tratta di una sorta di Guyot multiplo, con capi a frutto di media lunghezza o meno ed in numero proporzionato alla robustezza del ceppo; (B) schematicamente: da ciascuna branca principale ascendente, si fanno derivare (dirigendole orizzontalmente ed in sensi opposti) due branche secondarie, che porteranno i tralci annuali a frutto. Questi variano assai di numero e di sviluppo (secondo la robustezza della branca che li alimenta) e le branche - sia le primarie che le secondarie - hanno durata non definita, dipendente dalla frequenza con la quale il potatore ritiene di dover allevare tralci di sostituzione. Tale forma di potatura, tendenzialmente lunga e ricca, non essendo adatta alla "Vespolina", i viticoltori generalmente rimediano riducendo la lunghezza delle branche secondarie ed il numero e la lunghezza dei tralci a frutto, onde ne deriva praticamente una potatura mista; (C) come nel caso precedente (Boca).

Terreno: (A) di medio impasto; (B) collinare: in lieve pendio. Di natura argillosa (derivante da roccia feldspatica con ossidi di ferro), ma che non s'impasta se bagnato, profondo, fresco, di facile sgrondo; (C) di bassa collina; prevalentemente argilloso, derivante da remota bonifica di brughiera, profondo, poverissimo di calcare, a reazione subacida.

Fenomeni vegetativi

Germogliamento: verso il 15 aprile.

Fioritura: 5-15 giugno.

Invaiatura: Verso il 10 agosto.

Arresto dell'accrescimento dei tralci: Verso il 25 luglio.

Maturazione: III epoca (25-30 settembre).

Caduta delle foglie: dalla fine di ottobre alla metà di novembre.

Caratteristiche ed Attitudini colturali

Vigoria: non più che media. Richiede potatura piuttosto corta e moderatamene ricca. E' inadatta ai sistemi di allevamento espansi, quali tradizionalmente si praticano nelle zone viticole qui considerate, ed obbliga - durante la potatura - ad accorgimenti di ripiego, che possono non avere sempre una sicura efficacia. E' assai più adatta per sistemi di allevamento alla Guyot o alla Sylvoz alquanto raccolti. L'Ing. Pietro Selleti, Vice-Presidente della Commissione ampelografica di Novara nel 1877, scriveva che la "Vespolina" va coltivata a tralcio corto.

Produzione: regolare, ma non abbondante. Come quantità generalmente non regge al confronto con gli altri vitigni più coltivati nelle zone viticole qui considerate; inoltre molti viticoltori (specialmente nell'Oltrepò pavese) muovono alla "Vespolina" l'addebito di non più maturare regolarmente l'uva da quando le viti devono essere innestate su piede americano. In particolare, l'innesto sarebbe la causa per cui facilmente nei grappoli si vengono ad avere percentuali più o meno elvate di acini che rimangono immaturi o ad-diritura verdi. Senza voler qui accettare o confutare tale asserzione, va però rilevato che, secondo alcuni fra i viticoltori novaresi più esperti che ancora coltivano la "Vespolina", la maturazione irregolare di quest'uva, con una persistenza di acini verdi nei grappoli, si verifica almeno con molto maggior frequenza quando il vitigno si trova in terreno ricco di materia organica. Sarebbe quindi interessante indagare qual parte possano rispettivamente avere nel fenomeno il portinnesto e la natura del terreno, oltre al sistema di allevamento e potatura. La cosa è degna di attenzione, perché (come fu già detto al capitolo II) il vitigno è di qualità pregevole. Il Di Rovasenda scrisse che quest'uva "è la migliore da vino in Val di Staffora (Pavia)"; il Selletti la elencò fra "le migliori qualità di uve che si coltivino nelle colline piemontesi ed in particolare in quelle della provincia novarese".

Posizione del primo germoglio fruttifero: generalmente sul primo nodo; a volte sul secondo.

Numero medio di infiorescenze per germoglio: normalmente due.

Fertilità delle femminelle: saltuaria, comunque senza importanza.

Resistenza alle avversità: è alquanto sensibile alla peronospora; offre resistenza normale all'oidio, più rimarchevole alle brinate. Va piuttosto soggetta al marciume dell'uva.

Comportamento rispetto alla moltiplicazione per innesto: l'attecchimento per innesto e l'affinità coi portinnesti americani appaiono in generale buoni, ma non ottimi. I portinnesti più usati sono attualmente, anche per la "Vespolina", il Kober 5 BB ed il 420/A. Nel Novarese si ricorre ancora al 3309 ed al 101/14, mentre la Rupestris du Lot, un tempo assai usata, è in abbandono.

Utilizzazione

L'uva "Vespolina" viene praticamente usata solo per la vinificazione. Al consumo diretto è di sapore dolce e sgradevole, ma la sua conservabilità assai limitata fa sì che il consumo per tale via non possa essere che immediato. Vinificata da sola, dà un vino moderatamente alcoolico, fino, delicatamente profumato, di colore piuttosto vivace. Ma del vino di sola "Vespolina" non se ne producono, nel Novarese, altro che piccoli quantitativi per uso familiare.