Erbaluce
di G. Dalmasso e B. Bertola
da "Erbaluce", in Principali vitigni da vino coltivati in Italia - Volume I, Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste, 1960

Sinonimi (ed eventuali errati)

Il sinonimo più interessante è certo quello di "Albaluce", che anzi taluno, come già il Giulietti nel secolo scorso, e in tempi più recenti il Tedeschini - che sul vino passito che se ne ottiene nel territorio di Caluso elaborò una pregevole monografia - vorrebbe fosse preferito al nome più comune (il Giulietti considerava questo vitigno come appartenente alle uve "Albe-lucenti"). "Questo bel nome (scrisse il Tedeschini) dovette in origine essere attribuito a questa bellissima uva, la quale in autunno si accende al sole di riflessi caldi di vivo rame, leggermente rosati". Per lo stesso motivo, al nome dialettale di "Erbalus" si possono aggiungere quelli di "Bianc roustì", "Uva rustia" (cioè bianco arrostito, uva arrostita) ricordati dal di Rovasenda (secondo la monografia dell'"Erbaluce", in Mas et Pulliat). Secondo il citato Giulietti a Bobbio (che allora era in provincia di Pavia) avrebbe anche avuto nomi dialettali di "Erbcalon" e "Repcalon". Il di Rovasenda cita pure il sinonimo "Erbalucente bianca", dicendola però una "poco normale riduzione in italiano di Erbalus" (esso figura anche nel "Catalogo" dell'Incisa). Secondo il Fabbroni, in Lombardia sarebbe anche stata chiamata "Bianchera", ma è una sinonimia quanto mai dubbia. E dubbia è pure quella di "Ambra" attribuitagli dal Pulliat. Lo stesso di Rovasenda cita una "Vernazza di Gattinara" identica all'"Erbaluce", e nel suo "Saggio" dice che il "Greco bianco" di Ghemme (Novara) gli parve "Erbalus". Ma a questo vitigno furono poi attribuite sinonimie senza dubbio errate, come quella di "Trebbiano". Anzi, il Milano, nella sua monografia "Sulle viti e sui vini della provincia biellese" del 1839, lo descrive appunto sotto il nome di "Trebbiano"; e lo stesso riteneva il Gatta nella sua monografia "Intorno alle viti ed ai vini della provincia di Ivrea" del 1833. Ma già il di Rovasenda avvertiva che si trattava di un errore, e lo stesso Odart lo considerava un falso "Trebbiano". Tuttavia qualche affinità coi "Trebbiani" venne riscontrata anche da Demaria e Leardi, che lo avvicinarono al "Trebbiano gentile" (quale?), e l'Hugues al "Trebbiano perugino" e al "Trebbiano verde dell'Umbria".

Descrizione Ampelografica

Per la descrizione di questo vitigno venne scelto un clone situato in comune di Piverone, nella zona tipica di produzione del noto "Passito di Caluso" (ad una quindicina di chilometri da questo centro). I caratteri vennero poi controllati in altre località della suddetta zona.

Germoglio di 10-20 cm

Figura 1: Apice di Erbaluce.

Apice: espanso, verde biancastro con orli carminati, con tomento aracnoideo.

Foglioline apicali (dalla 1a alla 3a): spiegate, pubescenti superiormente, tomentose inferiormente, di color verde con orlo carminato.

Foglioline basali (dalla 4a in poi): spiegate, glabre superiormente, con leggero tomento inferiormente; verdi.

Asse del germoglio: sovente ricurvo.

Germoglio alla fioritura

Apice: espanso, verde, con orli carminati, con tomento aracnoideo.

Foglioline apicali: spiegate, di color verde chiaro, cotonose.

Foglioline basali: spiegate, di color verde chiaro, glabre.

Asse del germoglio: ricurvo.

Tralcio erbaceo: verde, rosso da un lato, costoluto, a sezione ellittica, con leggero tomento aracnoideo.

Viticci: discontinui, bifidi o trifidi, lunghi, sottili, verdi.

Infiorescenza: alata, allungata (18-20 cm di lunghezza).

Fiore: bottone fiorale globoso, di grandezza media (circa mm 1,5); fiori ermafroditi, autofertili; di colore giallognolo.

Figura 2: Foglia di Erbaluce.

Foglia: di grandezza media o più, quinquelobata, con seno peziolare chiuso con bordi sovrapposti, seni laterali superiori profondi, a lira chiusa; seni inferiori ben marcati, pure a lira, lobi ben pronunciati, revoluti; angolo alla sommità dei lobi acuto; superficie del lembo ondulata. Pagina superiore di color verde carico: glabra sulle due pagine; nervature verdi; denti laterali poco pronunciati, irregolari, convessi.

Picciolo: di lunghezza media, verde, glabro, con canale poco evidente.

Colorazione autunnale delle foglie: giallastra.

Figura 3: Grappolo di Erbaluce.

Grappolo a maturità industriale: di grandezza media, o anche alquanto superiore, di forma cilindrica o cilindro-conica (di 20-25 cm di lunghezza), con una o due ali; mediamente serrato; peduncolo piuttosto lungo, semi-legnoso; con pedicelli verdi, cercine poco evidente, verde; pennello corto, giallastro.

Acino: di grandezza media o meno (di cm 1 circa di diametro), sferoidi (talora deformati per la compressione), di colore giallo-ambrato, che diviene talora rosato dalla parte del sole; buccia di spessore medio o più, pruinosa, trasparente; ombelico prominente; polpa croccante, non molto sugosa, di sapore semplice, ma particolare, gradevole.

Vinaccioli: in numero per lo più di 3 per acino; piuttosto piccoli, con becco sottile.

Tralcio legnoso: robusto, con internodi di media lunghezza, o anche più: di colore cannella chiaro, lisci, con nodi poco evidenti, gemme coniche, salienti, midollo poco abbondante.

Tronco: di media vigoria.

Fenologia

Condizioni d'osservazione: Comune di Piverone

Ubicazione

Longitudine: 4° 28' E. (Roma);

Latitudine 45° 28' N.;:

Altitudine : m 310 s.l.m.;

Esposizione : sud-ovest ;

Portinnesto: "Rupestris du Lot".

Età delle viti: 20 anni.

Sistema di allevamento: a filare.

Forma di potatura: tipo Guyot (a capovolto).

Terreno : inclinato (7 %) di natura inorenica.

Fenomeni vegetativi

Germogliamento: medio (piuttosto anticipato).

Fioritura: piuttosto precoce.

Invaiatura: piuttosto tardiva.

Maturazione dell'uva : II-III epoca.

Caratteristiche ed Attitudini colturali

Vigoria: notevole; viene normalmente allevata a pergolato, lasciando da 2 a 3 tralci di 20-25 gemme per ogni vite (viti normalmente a m 1,50; filari a 5 m l'uno dall'altro).

Produzione: piuttosto irregolare, ma raramente abbondante, pur non andando soggetta a colatura (almeno la sottovarietà oggi più coltivata).

Posizione del primo germoglio fruttifero : dal 4° nodo in avanti.

Numero medio di infiorescenze per germoglio: da una a due.

Resistenza alle avversità: alquanto soggetta ai danni delle brinate primaverili (un po' meno sensibile a quelli della grandine); piuttosto attaccata dalle malattie crittogamiche, specialmente dall'oidio (fors'anche a causa del sistema di allevamento); i grappoli resistono invece abbastanza al marciume (a meno che siano colpiti dalle tignole, cui vanno piuttosto soggetti).

Portinnesti più usati: "420 A", "Kober 5 BB", "Rupestris du Lot".

Utilizzazione

L'uva è utilizzata pressoché esclusivamente per la vinificazione, per quanto localmente venga anche usata come uva da consumo diretto.