Negrara
di I. Cosmo e M. Polsinelli
da "Negrara", in Principali vitigni da vino coltivati in Italia - Volume I, Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste, 1960

Sinonimi (ed eventuali errati)

Su questo importante gruppo di vitigni, un tempo certamente molto più diffusi di oggi, esiste, come per le "Corvine", un po di confusione nelle denominazioni assegnate localmente. Dopo ripetuti sopralluoghi nelle zone di collina, soprattutto in quelle veronesi da vini di pregio, riteniamo però di aver portata sufficiente luce per impedire che in futuro abbiano a ripetersi errate designazioni e, di conseguenza, giudizi disparati. Qui però, in confronto alle "Corvine", il caso è inverso; in quel primo gruppo, infatti, ci troviamo di fronte a dei vitigni che possono quasi tutti ritenersi discendenti da un solo vitigno iniziale, ma che prendono nomi diversi in relazione a differenze morfologiche ambientali; nelle "Negrare", invece, tre vitigni nettamente differenti vengono designati con il nome di "Negrara" o "Negronza", senza che vi sia concordanza nell attribuire alla stessa cultivar l una o l altra delle due denominazioni quando si passa da una vallata all altra. Come apparirà più sotto dalle rispettive descrizioni ampelografiche, le differenze varietali delle "Negrare-Negronze" si presentano poco spiccate nell aspetto dei grappoli, tanto che non è facile la distinzione dall esame del solo frutto. Nelle foglioline dei germogli e nelle foglie adulte invece è facile riconoscere i 3 vitigni di cui ora ci occupiamo e che abbiamo contraddistinto con i 3 seguenti nomi: A) "Negrara trentina": quella a foglie pentalobate che corrisponde in tutto e per tutto alla "Negrara" coltivata nel Trentino ed Alto Adige, da dove probabilmente è discesa nel Veronese. Ha per sinonimi: "Terodola" o "Tirodola" in Valpolicella (Verona): una variazione a grappolo più grosso ma meno resistente al marciume e meno conservabile e che nulla ha in comune con il "Teroldego" come invece si trova talora scritto; "Doleana", "Doveana" o "Dovenzana" (?) nel Vicentino; "Edelschwarze", "Salzen" e "Keltertraube" (in Alto Adige). B) "Negrara veronese", quella a foglia quasi intera; C) "Negronza", quella a foglia trilobata. Va notato subito che la "Cenerente", varietà coltivata nella zona pedecollinare della provincia di Verona (comuni di Ronca e Soave) e più ancora nella pianura di Vicenza, e che da qualcuno è stata ritenuta identica alla "Negrara", nulla ha invece in comune con le 3 "Negrare-Negronze" suddette.

Descrizione Ampelografica

Questo vitigno è stato descritto utilizzando un clone di "Negrara trentina" esistente presso la collezione ampelografica della Stazione sperimentale di Viticoltura e di Enologia di Conegliano. I caratteri ivi rilevati sono stati confrontati con quelli riscontrati sulla "Negrara trentina" coltivata in provincia di Trento (a Villa Lagarina, Ravina, Lavis, Villazzano-S. Rocco, S. Michele all Adige), di Bolzano (a Gries e Marlengo), di Verona (a Masi, Marzana Valpantena, S. Ambrogio, Lazise, Bardolino e Belluno veronese).

Germoglio di 10-20 cm

Figura 1: Apice di Negrara.

Apice: di forma media, verde biancastro con orlo intensamente rosso vinoso, cotonoso.

Foglioline apicali (dalla 1a alla 3a): spiegate, di color verde-bianchiccio con orli rosei o bronzati di sopra, biancastre con sfumature rosee o rosso vinoso ai bordi sulla pagina inferiore; tomento sublanugginoso sulla prima fogliolina e che si dirada con le successive; trilobate.

Foglioline basali (dalla 4a in poi): spiegate, di color verde chiaro e con riflessi dorati di sopra; vellutate inferiormente, con ciuffetti di peli sulla pagina superiore; un po revolute; seno peziolare a U, pentalobate.

Asse del germoglio: eretto, verde, glabro.

Germoglio alla fioritura

Apice: di forma espansa, di colore verde biancastro con sfumature bronzate e con orlo sfumato in rosso vivo, pubescente.

Foglioline apicali: spiegate, di color verde con sfumature arancio-bronzate, rosse ai bordi; pubescenti; tri-pentalobate con seni profondi.

Foglioline basali: spiegate, verdi con sfumature bronzee; con qualche rado pelo; pentalobate con seni profondi e chiusi.

Asse del germoglio: eretto, verde e con qualche pelo verso l estremità.

Tralcio erbaceo: sezione trasversale quasi circolare e un po angoloso; di colore verde con lievi sfumature dorate da un lato e con nodi marron o rosso-vinoso, glabro.

Viticci: bifidi e trifidi, intermittenti (formula: 0-1-2-0-1-2 . . .).

Infiorescenza: piramidale, lunga 15-20 cm.

Fiore: normale, ermafrodita, autofertile.

Figura 2: Foglia di Negrara.

Foglia: di media grandezza, pentagonale, quinquelobata; seno peziolare a U aperto o a lira; seni laterali inferiori profondi, a U (spesso i bordi si toccano o sono sovrapposti); seni laterali superiori con bordi sovrapposti o a lira, molto profondi; lobi marcati e spioventi; angolo alla sommità dei lobi terminali acuto; lembo piano ma con bordi revoluti; pagina superiore di color verde chiaro, con superficie liscia o un po bollosa, glabra, opaca; pagina inferiore grigio verde, vellutata, con setole sulle nervature. Nervature verdi sulla pagina superiore, in quella inferiore sono parzialmente rosse in prossimità del picciolo; denti pronunciati, non molto regolari, in due serie con margini rettilinei, acuti.

Picciolo: corto, un po sottile, glabro, rosato da un lato.

Colorazione autunnale delle foglie: rossa.

Figura 3: Grappolo di Negrara.

Grappolo a maturità industriale: grande, un po allungato (cm 20-25), piramidale, alato (con 1-2 ali), abbastanza compatto; peduncolo del raspo lungo, di media grossezza, erbaceo, verde (rossiccio nelle buone annate e nelle esposizioni favorevoli); pedicelli piuttosto corti, grossi, verdi o rossastri; cercine mediamente evidente, verrucoso, rosso-vinoso; pennello corto, grosso, rossastro.

Acino: grande (mm 16,8), sferico (di rado leggermente schiacciato), di forma non molto regolare; sezione trasversale irregolare; buccia molto pruinosa, di color blu-violetto, spessa, coriacea, astringente; ombelico persistente; polpa succosa, sciolta; sapore semplice, succo incolore. Separazione dell acino: facile.

Vinaccioli: 2-3 in media, un po globosi, con becco grosso, mezzani.

Tralcio legnoso: abbastanza lungo, di media grossezza, con poche femminelle; sezione trasversale leggermente ellittica o rotonda; superficie liscia, glabra; internodi medi (circa cm 10), di color grigio nocciola o cannella, nodi evidenti, colorati in rosso bruno o violaceo; gemme grosse a base larga, appuntite, pelose.

Tronco: di notevole sviluppo.

Fenologia

Condizioni d osservazione: Si considerano quelle riguardanti la collezione della Stazione sperimentale di Viticoltura e di Enologia di Conegliano, nella quale si trova il clone descritto.

Ubicazione

Per l ubicazione, il clima, il terreno, ecc., nonché per le fasi vegetative della vite ed il calendario di maturazione dell uva, si rimanda ad una delle seguenti monografie ampelografiche pubblicate in precedenza: "Tocai friulano", "Riesling italico", "Raboso Piave", "Raboso veronese", "Pinella".

Fenomeni vegetativi

Germogliamento: medio o un po tardivo.

Fioritura: media.

Invaiatura: media.

Maturazione dell uva: III-IV epoca (verso la fine di settembre primi di ottobre).

Caduta delle foglie: media.

Caratteristiche ed Attitudini colturali

Vigoria: notevole; si adatta bene al sistema di allevamento a pergolato.

Produzione: buona; in qualche zona (Merano) viene coltivato soprattutto per poter aumentare un po il colore del vino ottenuto dalle "Schiave".

Posizione del primo germoglio fruttifero: 2°-3° nodo.

Fertilità delle femminelle: nulla.

Resistenza alle avversità, alle malattie, ai parassiti: non molto resistente alla peronospora e all oidio; sensibile anche agli attacchi di acari, tignole e marciume dell uva. Presenta buona resistenza al freddo.

Comportamento rispetto alla moltiplicazione per innesto: normale.

Utilizzazione

Solo per la vinificazione.