Sangiovese
di N. Breviglieri ed E. Casini
da "Sangiovese", in Principali vitigni da vino coltivati in Italia - Volume IV, Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste, 1965

Sinonimi (ed eventuali errati)

Prima di effettuare la descrizione ampelografica di questo vitigno della Toscana, riteniamo siano necessari alcuni richiami ad indagini ampelografiche precedenti ed in particolare a quella del Cosmo (Montepulciano-Canaiolo-Sangiovese-Ciliegiolo - Indagine Ampelografica comparativa - Conegliano, 1948) che ha portato un indubbio contributo alla conoscenza del gruppo dei vitigni riferibili al "Sangiovese" o che, in sede pratica si ritenevano, erroneamente, simili o riferibili a questo vitigno. Questa indagine ampelografica comparativa ha innanzi tutto chiarito che il "Ciliegiolo" è un vitigno a sè stante che non può essere riferito al "Sangiovese" nè confuso con esso. Come, d'altra parte, il Dalmasso aveva già rilevato (Un simpatico vitigno : il "Ciliegiolo" - Italia Agricola n. 9 - Roma, 1946), Breviglieri e Casini ("Ciliegiolo" - Commissionee per lo studio ampelografico dei principali vitigni ad uve da vino coltivati in Italia - Treviso, 1963) hanno pienamente concordato con le conclusioni del Cosmo e del Dalmasso, ritenendo il "Ciliegiolo" un vitigno a sè stante e descrivendolo come tale. L'indagine del Cosmo ha chiarito altresì che: 1) L'"Uva Tosca" coltivata sui colli appenninici del Modenese ed ivi da taluni ritenuta riferibile al "Sangiovese" è invece da considerarsi anch'essa un vitigno a sè stante. 2) Il "Sangiovese" diffuso in Romagna, ove viene definito "Sangiovese dal cannello lungo" (ed anche "Sangiovese nostrano") non è altro che il "Sangioveto grosso". Infatti il Cosmo a tale riguardo dice testualmente: "Quanto al "Sangiovese dal cannello lungo" ("Sangiovese romagnolo"), la sua identità con il "Sangioveto grosso" può essere senz'altro affermata, anche se germoglia un po' prima di questo vitigno: unica caratteristica differenziale da noi riscontrata". 3) Il "Montepulciano" (da non confondersi con il "Prugnolo di Montepulciano" che è veramente un clone di "Sangiovese" - nota degli AA.) non può riferirsi al "Sangioveto grosso". Infatti, a tale proposito, il Cosmo afferma testualmente: "Il "Montepulciano" si scosta nettamente dal "Sangioveto grosso", fra l'altro per avere dei germogli più cotonosi e provvisti di marcate sfumature rosso-violacee ai bordi (nel "Sangiovese", invece, sono leggermente rosee); nel primo vitigno, invece, spicca la forte lobatura delle foglie che in misura così accentuata non si riscontra nel secondo. L'uva invece, sebbene gli acini del "Sangiovese" appaiano un po' più allungati di quelli del "Montepulciano", è facilmente confondibile; la prima però matura con una quindicina di giorni di anticipo sulla seconda". Sgombrate pertanto dal Cosmo queste incertezze, la situazione a tale riguardo può essere così riassunta: 1) esistono fondamentalmente due tipi di questo vitigno, di cui l'uno, denominato "Sangiovese grosso" o "dolce" o "gentile" e lo altro denominato "Sangiovese piccolo" o "forte" o "montanino"; 2) ognuno di questi tipi comprende più cloni. Al "Sangiovese grosso", che spesso in Toscana assume il nome di "Sangioveto grosso", è senz'altro riferibile il clone chiamato "Sangioveto di Lamole" (Greve - Firenze); i cloni denominati nelle zone di diffusione "Prugnolo gentile di Montepulciano" (Siena) e "Brunello di Montalcino" (Siena) sembrano pure riferibili al "Sangiovese grosso". Al "Sangiovese piccolo", che spesso in Toscana assume il nome di "Sangioveto piccolo", sono riferibili taluni cloni diffusi in tutte le province, ma particolarmente nel Valdarno (Arezzo), nella Val di Sieve (Firenze), nel Montalbano, nonché nelle province della costa. A proposito del "Prugnolo di Montepulciano" e del "Brunello di Montalcino" si deve tuttavia rilevare che spesso nella zona di diffusione di Montepulciano e di Montalcino si indicano con tali denominazioni anche "tipi" clonali riferibili più al "Sangiovese piccolo" che al "Sangiovese grosso". Durante l'indagine è apparsa evidente la presenza di biotipi non uniformi, soprattutto per la caratteristica della grandezza degli acini e delle foglie. Da anni è in corso la selezione clonale ed i biotipi più interessanti sono stati riuniti nell'azienda sperimentale "Monna Giovannella" della Facoltà Agraria di Firenze e nell'azienda sperimentale dei Collazzi, sotto il controllo dell'Accademia dei Georgofili e della Facoltà di Agraria. Pur non essendo ancora ultimata la selezione clonale, tuttavia i diversi biotipi, in relazione alle caratteristiche della grandezza del grappolo e degli acini, possono orientativamente così raggrupparsi: 1) Biotipi riferibili al "Sangiovese grosso" o "gentile": a) a grappolo medio o medio-grosso ed acini grossi; b) a grappolo medio-piccolo o piccolo ed acini grossi. 2) Biotipi riferibili al "Sangiovese piccolo" o "forte": a) a grappolo medio o medio-grosso ed acini piccoli; b) a grappolo medio-piccolo o piccolo ed acini piccoli. -Sinonimi del Sangiovese grosso: "Brunello" (Montalcino, Siena), "Calabrese" (Arezzo), "Maglioppa" (Chieti), "Montepulciano" (Montepulciano), "Candisco" (De Bosis), "Morellino" (Siena, Grosseto, Arezzo), "Moscato nero" (per errore), "Moscato rosato" (per errore), "Moscato rosso" (per errore), "Nerino" (Casentino, Arezzo), "Pignolo" (Siena), "Prugnolo" (Montepulciano, Siena), "Prugnolo gentile", "Sangineto" (Toscana, Vannuccini), "Sangiogheto" (Toscana, Sederini), "Sangiovese", "Sangiovese dal cannello lungo di Predappio" (De Bosis), "San Giovese di Romagna", "Sangioveto chiantigiano", "Sangioveto dolce", "Sangioveto dolce nero", "Sangioveto doppio", "Sangioveto doppio del Chianti" (Boll. Amp. VII, 512), "San Gioveto gentile", "San Gioveto grosso", "San Gioveto grosso di Toscana", "San Zoveto" (Trinci), "Uva Tosca" (nel Modenese), "Riminese" (con questo nome si indicano ceppi di "Sangiovese" con tutti i grappoli acinellati ed il più delle volte apireni). -Sinonimi del Sangiovese piccolo: "Sangiovese forte", "Sangiovese montanino", "Montepulciano primutico", "Sangiogheto", "Sangiovese", "Sangioveto dal cannello corto di Predappio", "Sanvicetro".

Descrizione Ampelografica

[Per il Sangiovese Grosso] La descrizione ampelografica è stata fatta sui ceppi di selezione clonale della collezione ampelografica sperimentale della azienda "Monna Giovannella" della Facoltà di Agraria dell'Università di Firenze. Si sono prescelti i cloni provenienti da Lamole (Greve in Chianti), Brolio in Chianti, Vitignano, Scopeto, Fagliano e Catignano riferibili al "Sangioveto grosso" tipico. In precedenza e successivamente si sono confrontati i rilievi in circa 15 aziende del Chianti classico e 10 aziende di altre zone collinari dove il "Sangiovese" è molto diffuso, nel quadro del sistematico lavoro di individuazione dei migliori ceppi per il prelievo delle marze per gli innesti. [Per il Sangiovese Piccolo] La descrizione ampelografica è stata fatta su ceppi che, nelle diverse zone, erano segnalati come "Sangioveto piccolo", "Sangioveto forte", "Sangioveto montanino", e comparata con i rilievi effettuati sui ceppi di selezione clonale della collezione ampelografica sperimentale costituita dall'Istituto di Coltivazioni Arboree presso l'azienda "Monna Giovannella" della Facoltà Agraria dell'Università di Firenze, e classificati come riferibili al "Sangiovese piccolo". Non sempre vi è stata una perfetta concordanza. Questo fatto avvalora quanto si è detto nella premessa circa la presenza di diversi biotipi che diversificano fra loro per qualche carattere, tutti riferibili al "Sangiovese piccolo". Necessitano ulteriori osservazioni, e solo a selezione clonale ultimata potrà essere espresso un giudizio definitivo.

Germoglio di 10-20 cm

Figura 1: Apice di Sangiovese.

Apice: [S.G.] medio; con tomento lanugginoso; di color bianco-verdognolo-chiaro con orlo leggermente carminato; [S.P.] espanso, ma talvolta anche medio; con tomento lanugginoso; di color verde-chiaro o bianco-argenteo; talvolta con orlo leggermente carminato.

Foglioline apicali (dalla 1a alla 3a): [S.G.] leggermente piegate a gronda ma talvolta anche semi-spiegate; con residui di tomento aracnoideo più o meno rado nella pagina superiore e con tomento aracnoideo più o meno intenso in quella inferiore; di colore bianco-giallo-verdognolo, spesso sfumato in rosa ai bordi; [S.P.] spiegate o piegate a gronda; con tomento aracnoideo; di color verde molto chiaro, con sfumature giallo-bronzate; talvolta leggera sfumatura rosa ai bordi.

Foglioline basali (dalla 4a in poi): [S.G.] generalmente spiegate; glabre o quasi nella pagina superiore e con leggero residuo aracnoideo in quella inferiore; di color verde piuttosto chiaro, talvolta tendente al giallastro; [S.P.] generalmente spiegate; glabre nella pagina superiore; di color verde chiaro, talvolta tendente al clorotico.

Asse del germoglio: [S.G.] generalmente ricurvo; [S.P.] più o meno ricurvo.

Germoglio alla fioritura

Apice: [S.G.] espanso o semi-espanso; aracnoideo; di color verde-biancastro; talvolta glabro al centro e vellutato od aracnoideo ai lati; [S.P.] espanso o semi-espanso; con forte residuo aracnoideo specie nella parte esterna del germoglio; di color verde-chiaro.

Foglioline apicali: [S.G.] leggermente piegate a gronda; quasi glabre nella pagina superiore; con tomento aracnoideo in quella inferiore; di color verde-giallastro; [S.P.] leggermente piegate a gronda o spiegate; glabre nella pagina superiore, con residuo di tomento aracnoideo in quella inferiore; di color verde-chiaro.

Foglioline basali: [S.G.] espanse o leggermente piegate a gronda; con residuo di tomento aracnoideo nella pagina inferiore; di color verde-giallastro, spesso con sfumature bronzate; [S.P.] espanse, ma spesso anche piegate a gronda; glabre nella pagina superiore e con leggero residuo di tomento aracnoideo in quella inferiore; di color verde chiaro, spesso con riflessi bronzati.

Asse del germoglio: [S.G.] generalmente ricurvo; [S.P.] più o meno ricurvo.

Tralcio erbaceo: [S.G.] di sezione circolare o ellittica; leggermente costoluto; glabro o con leggerissimo tomento aracnoideo di color verde; [S.P.] di sezione circolare quasi ellittica; generalmente glabro o con leggero tomento aracnoideo; di color verde.

Viticci: [S.G.] con distribuzione intermittente (formula 0-1-2-0-1-2-0) generalmente bifidi; di lunghezza media; di color verde o verde chiaro; [S.P.] a distribuzione intermittente (formula 0-1-2-0-1-2-0); piuttosto sottili; bifidi; di media lunghezza; di color verde.

Infiorescenza: [S.G.] di grandezza media; di forma cilindrico-piramidale; alata (con una o due ali); [S.P.] di grandezza diversa a seconda del biotipo (a grappolo medio o medio-grosso od a grappolo medio-piccolo o piccolo); di forma cilindroide o cilindro-piramidale; senza o con una o due ali.

Fiore: [S.G.] tipo morfologico: ermafrodita autofertile (Cosmo, 1940); bottone fiorale: cilindroide; di grandezza media; con stami di media lunghezza o medio-lunghi; antere ricche di polline; pistillo bene sviluppato; [S.P.] tipo morfologico: ermafrodita autofertile (Cosmo, 1940); bottone fiorale: cilindroide, mezzano, con stami di media lunghezza.

Figura 2: Foglia di Sangiovese.

Foglia: [S.G.] di media grandezza; pentagonale; quinquelobata, talvolta trilobata; con seno peziolare ad U più o meno largo, talvolta a V un po' aperto; seni laterali superiori a lira più o meno chiusa con bordi talvolta sovrapposti; seni laterali inferiori (quando sono presenti) a V stretto ed a bordi paralleli; lobi abbastanza marcati, piani; angolo alla sommità dei lobi quasi acuto; lembo generalmente piano, piuttosto sottile, con superficie liscia ma talvolta anche leggermente ondulata; pagina superiore glabra con leggero residuo aracnoideo; di color verde con toni dal verde bottiglia fino al verde chiaro mediamente brillante a seconda delle esposizioni; nervature principali di color verde chiaro; pagina inferiore con tomento aracnoideo quasi setoloso all'incrocio delle nervature, di color verde chiaro, con nervature di 1°-2°-3° ordine sporgenti. Denti laterali irregolari, pronunciati, acuti con margine rettilineo e base piuttosto stretta; [S.P.] media; di forma più lunga che larga; quinquelobata e trilobata; seno peziolare ad U piuttosto aperto; seni laterali superiori non molto profondi; seni laterali inferiori (quando sono presenti) poco profondi; lobo centrale piuttosto allungato con lobi laterali piuttosto evidenti; angolo alla sommità dei lobi quasi acuto; lembo sottile, piano, con superficie glabra nella pagina superiore; leggero tomento aracnoideo a fiocchetti nella pagina inferiore; nervature evidenti ma poco rilevate; di color verde-chiaro; spesso con residuo di tomento aracnoideo; nervature di 1°-2°- 3° ordine abbastanza sporgenti; dentatura irregolare più o meno pronunciata con margine rettilineo e base piuttosto stretta.

Picciolo: [S.G.] di media lunghezza o medio-lungo; di media grossezza; glabro di color verde talora soffuso leggermente di rosa; sezione trasversale con canale non molto evidente; [S.P.] di media lunghezza o medio-corto; di color verde, talvolta soffuso di rosa; sezione trasversale con canale non molto evidente.

Portamento della vegetazione: [S.G.] espanso; [S.P.] espanso, ma, a parità di forma di allevamento, più raccolto di quello del "Sangiovese grosso".

Acino erbaceo: [S.G.] subrotondo, talvolta quasi ellissoide; di color verde di tono medio, intensamente pruinoso; [S.P.] subrotondo, quasi ellissoide; di color verde; intensamente pruinoso.

Figura 3: Grappolo di Sangiovese.

Grappolo a maturità industriale: [S.G.] di grandezza media o medio-grosso (lunghezza 17-25 cm); di aspetto più o meno compatto; forma cilindrico-piramidale con una o due ali; peduncolo visibile, semi-legnoso, grosso; [S.P.] di grandezza diversa a seconda del biotipo (a grappolo medio o medio-grosso od a grappolo medio-piccolo o piccolo); di aspetto generalmente compatto; di forma cilindroide o cilindrico-piramidale; senza o con una o due ali; peduncolo visibile, robusto, erbaceo o semilegnoso.

Acino: [S.G.] di media grandezza (diametro trasversale mm 12-15); subrotondo talvolta quasi ellissoide; di forma regolare, piuttosto uniforme; ombelico non molto persistente; buccia molto pruinosa, di color nero-violaceo, consistente ma non molto spessa; polpa generalmente abbastanza sciolta, però talvolta, specie nei grappoli più grossi, anche compatta o di buona consistenza; succo colorato in rosa; pedicelli di media lunghezza o lunghi, di color verde chiaro; cercine mediamente evidente, verde, talvolta rossastro; pennello medio-corto, di color rossastro, non molto resistente al distacco; [S.P.] medio o piccolo (diametro mm 12-18); subrotondo quasi ellissoide; ellissoide nei grappoli più compatti; forma più o meno regolare, non molto uniforme; ombelico non molto persistente; buccia consistente, molto pruinosa, di color nero-violaceo; polpa quasi carnosa; succo leggermente colorato in rosa; pedicelli piuttosto corti, di color verde-chiaro; cercine mediamente evidente, verde; pennello piuttosto corto, più resistente al distacco che nel "Sangiovese grosso".

Vinaccioli: [S.G.] in numero medio di 2-4 per acino; piuttosto grossi; con becco di lunghezza media o medio-corto; nessun acino sprovvisto di vinaccioli; [S.P.] in numero di 2-3 per acino; di media grossezza; piriformi con becco leggermente ricurvo verso la faccia ventrale; nessun acino sprovvisto di vinaccioli.

Tralcio legnoso: [S.G.] di media lunghezza, mediamente robusto; ramificato; corteccia resistente; sezione trasversale quasi ellitica; superficie un po' striata, leggermente pruinosa; glabro; nodi piuttosto evidenti, leggermente più scuri; meritalli di lunghezza media, ma più lunghi, in genere, di quelli del "Sangiovese piccolo" (circa 8-11 cm.), di color nocciola chiaro, talvolta anche cannella chiaro;cercine peziolare largo; diaframma piano-convesso; legno abbastanza duro; [S.P.] di media lunghezza e mediamente robusto, ramificato; corteccia resistente, striata e punteggiata; sezione trasversale più o meno ellittica; glabro; nodi abbastanza evidenti, leggermente più intensi di colore; meritalli di lunghezza media, ma sempre più corti che nel "Sangiovese grosso", di color nocciola di media intensità; cercine peziolare largo; diaframma praticamente piano; legno piuttosto duro.

Tronco: [S.G.] di buona vigoria; [S.P.] di buona vigoria.

Fenologia

Condizioni d'osservazione: si considerano quelle riguardanti la collezione sperimentale dell'azienda agraria della Facoltà di Agraria e Forestale dell'Università di Firenze nella quale sono stati introdotti vari cloni studiati nelle tipiche aziende chiantigiane.

Ubicazione

Longitudine: 1°6' O dal meridiano di Roma (Monte Mario).

Latitudine: 43°44' N.

Altitudine: m 148 s.l.m.

Esposizione: sud-ovest.

Portainnesto: Berlandieri x Riparia 420A.

Età delle viti: da 3 a 5 anni nella collezione e da 15 a 25 anni nelle aziende allo studio per le indagini ampelografiche.

Sistema di allevamento: a media espansione.

Forma di potatura: "archetto toscano" e "Guyot".

Terreno: eocenico derivante da calcare alberese, di natura argillo-calcarea-silicea, con scheletro piuttosto abbondante; arido.

Fenomeni vegetativi

Germogliamento: [S.G. e S.P.] prima-seconda decade di aprile.

Fioritura: [S.G. e S.P.] terza decade di maggio.

Invaiatura: [S.G. e S.P.] terza decade di agosto.

Maturazione dell'uva: [S.G.] terza decade di settembre-15 ottobre; [S.P.] prima quindicina di ottobre.

Caduta delle foglie: [S.G. e S.P.] seconda quindicina di novembre.

Caratteristiche ed Attitudini colturali

Vigoria: [S.G.] notevole; [S.P.] buona, ma inferiore a quella del "Sangiovese grosso".

Produzione: [S.G.] abbondante e costante nel clone di cui ci si occupa; [S.P.] non molto abbondante, ma costante nel clone di cui ci si occupa.

Posizione del primo germoglio fruttifero: [S.G. e S.P.] 2°-3° nodo.

Numero medio di infiorescenze per germoglio: [S.G. e S.P.] 1-2.

Fertilità delle femminelle: [S.G. e S.P.] buona.

Resistenza alle malattie: [S.G. e S.P.] buona.

Comportamento rispetto alla moltiplicazione per innesto: [S.G. e S.P.] ha buona affinità d'innesto.

Utilizzazione

E' uno dei vitigni classici che entra nella formula del vino Chianti. Fra i vitigni classici del Chianti è quello fondamentale. Nella mescolanza tipica del vino Chianti rientra con percentuali variabili da zona a zona che raggiungono perfino i 7/10. Fra le varie mescolanze tipiche del Chianti è abbastanza frequente quella contenente i 4/5 di uva nera (in prevalenza "Sangiovese" e un po' di "Canaiolo") ed 1/5 di uve bianche. Generalmente si unisce con il "Canaiolo nero" (5-15%), la "Malvasia" (5-15%) ed il "Trebbiano" (5-15%). Si può vinificare anche da solo, ma se ne ottiene un vino piuttosto rude, che invecchiando assume un colore troppo "aranciato".