Colatamurro N.
in Estratto dalla domanda di iscrizione della varietà al Registro Nazionale, presso il MIPAAF, 2019

Sinonimi

Descrizione e Cenni storici

Rappresenta efficacemente per i secoli XIV-XV i contatti esistenti con le campagne pugliesi, nel frequente scambio con il Nero di Troia, e aiuta a mettere in luce il livello culturale dei territori di confine apulo-lucani. Il momento è quello della penetrazione dell Aglianico come varietà riconosciuta e distinta dal punto di vista della composizione di vini rossi corposi, da consumo ordinario e da occasione. La riduzione della percentuale di tannini, ottenuta con l aggiunta di questa e di altre varietà minori, li rende più gradevoli al gusto e meno astringenti. La produzione, collocabile al momento fin dall età angioina, prosegue nei secoli successivi e solo tardivamente, sulla scia forse di echi Risorgimentali, sarà ricondotta alla volontà di un esponente della casa sabauda. Nel corso della seconda metà del XIX secolo le testimonianze (di Rovasenda, Saggio, p. 55; Mostra enologica, p. 136 n. 51) convergono tutte nel considerare la varietà (denominata anche Cola tamburro) a bacca bianca e nel sostenerne la sinonimia esclusivamente con il Bombino bianco, b.. Il progetto Basivin_Sud ha consentito di riscoprirne tracce nelle vicinanze di Tito (PZ; S.C. Tratturo degli Stranieri) e il catalogo VIVC (#1533) mantiene la corrispondenza, riproponendola anche per il Bombino nero, n. (VIVC, #1534). Eppure il Colatamurro a bacca nera con un profilo molecolare autonomo esiste, almeno per quanto è stato riscontrato dalla ricerca nei vigneti in Basilicata (da cui la recente registrazione in VIVC, #25679), e altrettanto potrebbe ritrovarsi nelle stesse regioni in cui la denominazione è stata usata per descrivere il suo alter ego bianco in forma di sinonimo del Bombino bianco, b. L origine si inserisce entro i confini medievali del Beneventano, comprendente l Irpinia, la Basilicata settentrionale e la Puglia nord-occidentale, proprie della Santa Sofia, b. Un legame culturale con le campagne del Napoletano si direbbe dato dalla matrice Cola- del nome comune ad altri simili (tipo Cola Giovanni nel comprensorio vesuviano, attribuito a un tipo di Aglianica per distinguerlo dall Aglianica vera; Acerbi, Delli vini, p. 304 nn. 537-538) e derivati direttamente dall onomastica personale specifica della tradizione popolare e teatrale partenopea tardorinascimentale e barocca. Si esclude l idea che la parola possa condividere la radice del verbo colare ritenendo piuttosto che ricalchi in altri termini alcune varianti tradizionali adottate per celebrare l abbondanza nella vendemmia ma, rispetto alle tecniche colturali dell epoca, la scarsa qualità della sostanza e del gusto (Croce, Pulcinella, pp. 81-84, 93, 95, 103-104; DEI, vol. II, 1951, p. 1006, s. v. cola). Il tamburo (tammorra, e poi tammurro), è un rimmando esplicito al mondo contadino e lo strumento con il quale si introduceva nello spettacolo comico un personaggio, importante solo nelle apparenze (D Ascoli, Dizionario, p. 160, s.v. tammurro). Trasposto in viticoltura il nome Colatammurro diventa un epiteto popolare per intendere una varietà che si distinguerà per la produttività (uno dei Pagadebiti per antonomasia), tanto rilevante quanto sproporzionata rispetto al gusto di minor pregio. La duplice necessità di avere un uva che aiuti a smorzare le asperità tanniche dell Aglianico, n. ma ne mantenga invariate le qualità tintorie potrebbero avere portato forse nel periodo normanno-svevo alla selezione di una varietà che rispondesse effettivamente a questo nome. Il luogo è tradizionalmente indicato in Pietragalla (PZ), e a questo paese rimanda anche una delle forme accessorie del nome riscontrate (Colatamurro di Pietragalla, da Rionero in Vulture, loc. Pian dell Altare, in Basivin_Sud, coll. n. 205; VIVC, #25679). L aggiunta della provenienza geografica viene sollecitata dal prevalere della funzione puramente sinonimica dell espressione Colatammurro a causa dell eccessivo diffondersi della corrispondenza con l Uva di Troia, tuttora in uso a Moliterno, a Rionero in Vulture, a Maschito (PZ) e a Irsina (MT). Nella Statistica Murattiana (1811; Statistica, t. III, § I.2 e 6-7, II.2, p. 213, 233, 241, 247, 263-264, 278, 354) Pietragalla non si distingue per varietà specifiche e il Colatamburro è in genere associato all Aglianico, alla Malvasia (forse di Candia?) e al Santa Sofia, trattandosi perciò quasi certamente del bianco. Lo stesso dicasi ad Avigliano e a Ruoti, e forse anche a Miglionico mentre più plausibile si parli del nero a Forenza, a Venosa e a Lavello, dove però è citato esattamente a metà fra uve nere (Tuccanese, Aglianico, Alvino) e bianche (Verdicchio, Malvasia, Moscato), quasi a confermare la variabilità di una denominazione nata soprattutto in funzione di sinonimo, piuttosto che di identificativo di una varietà vera e propria. Probabilmente nello stesso periodo o nei decenni successivi a Baragiano (PZ) nella val Melandro, lungo l antico e importante asse stradale che unisce il Vallo di Diano alla Valle di Vitalba, entra a far parte delle uve locali dette Nere, valorizzandone le qualità tintorie. Come Nera di Baragiano, n. si diffonde presto nel comprensorio circostante, affiancandosi al Tempranillo tinto, n. (VIVC, #12350) e alla Plavina crna, n. (VIVC, #9557), rintracciati localmente dal progetto Basivin_Sud in vecchi vigneti. Areale di reperimento: Vulture, Comune di Rionero in Vulture (PZ); Alto Basento-Camastra, Comune di Tricarico, Brindisi di Montagna e Ruoti (PZ); Zona del Tanagro, Comune di Ricigliano (SA). Nome vernacolare di ritrovamento: Colatamurro rosso, Colatamurro nero di Pietragalla, Moscato nero; Uva nera antica.

Germoglio

Figura 1: Apice di Colatamurro N..

001 - Apertura dell apice - 5) Completamente aperto

002 - Distribuzione della pigmentazione antocianica dei peli striscianti dell apice - 2) Assente o al margine

003 - Intensità della pigmentazione antocianica dei peli striscianti dell apice - 3) Bassa

004 - Densità dei peli striscianti dell apice - 7) Elevata

005 - Densità dei peli eretti dell apice - 3) Bassa

006 - Portamento - 3) Semi-eretto

007 - Colore del lato dorsale degli internodi - 1/2) Verde / verde e rosso

008 - Colore del lato ventrale degli internodi - 2) Verde e rosso

009 - Colore del lato dorsale dei nodi - 1/2) Verde / verde e rosso

010 - Colore del lato ventrale dei nodi - 2) Verde e rosso

011 - Densità dei peli eretti sui nodi - 1) Nulla o molto bassa

012 - Densità dei peli eretti sugli internodi - 1) Nulla o molto bassa

013 - Densità dei peli striscianti sui nodi - 3) Bassa

014 - Densità dei peli striscianti sugli internodi - 3/5) Medio bassa

015-1 - Distribuzione della pigmentazione antocianica sulle perule delle gemme - 3) Fino a ¾ della perula

015-2 - Intensità della pigmentazione antocianica delle perule delle gemme - 5) Media

Fertilità reale (n° grappoli/n° gemme) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 0,62; 1,58.

Vigoria: media

Viticci

016 - Numero di viticci consecutivi - 1) 2 o meno

017 - Lunghezza dei viticci - 5) Medi (20 cm circa)

Foglia giovane

051 - Colore della pagina superiore del lembo (4a foglia) - 1/4) Da verde a ramato-rosso

053 - Densità peli striscianti tra le nervature principali pagina inferiore del lembo (4a foglia) - 7) Elevata

054 - Densità peli eretti tra le nervature principali pagina inferiore del lembo (4a foglia) - 1/3) Nulla o bassa

055 - Densità peli striscianti sulle nervature principali pagina inferiore del lembo (4a foglia) - 5) Media

056 - Densità peli eretti sulle nervature principali pagina inferiore del lembo (4a foglia) - 1) Nulla o molto bassa

Figura 2: Foglia di Colatamurro N..

Foglia adulta

065 - Dimensione del lembo - 5) Media

067 - Forma del lembo - 2/3) Cuneiforme o pentagonale

068 - Numero dei lobi - 3/5) Lobi

069 - Colore della pagina superiore del lembo - 5) Verde medio

070 - Distribuzione pigmentazione antocianica nervature principali pagina superiore - 1) Assente

071 - Distribuzione pigmentazione antocianica nervature principali pagina inferiore - 1) Assente

072 - Depressioni del lembo - 1) Nulle o molto deboli

073 - Ondulazione del lembo tra le nervature principali o secondarie - 1) Assente

074 - Profilo del lembo in sezione trasversale - 1) Piano

075 - Bollosità della pagina superiore del lembo - 3) Bassa

076 - Forma dei denti - 3) Entrambi i lati convessi

077 - Dimensione dei denti in rapporto alla dimensione del lembo - 5) Media

078 - Lunghezza dei denti in rapporto alla loro larghezza - 5) Media

079 - Grado di apertura/sovrapposizione dei bordi del seno peziolare - 3) Aperto

081-1 - Denti del seno peziolare - 1) Assenti

081-2 - Base del seno peziolare delimitata dalla nervatura - 1) Non delimitata

082 - Grado di apertura/sovrapposizione dei seni laterali superiori - 2/3) Chiusi o leggermente sovrapposti

083-1 - Forma della base dei seni laterali superiori - 1) A U

083-2 - Denti nei seni laterali superiori - 9) Presenti

084 - Densità dei peli striscianti tra le nervature principali sulla pagina inferiore del lembo - 3/5) Bassa o media

085 - Densità dei peli eretti tra le nervature principali sulla pagina inferiore del lembo - 1/3) Nulla o molto bassa o bassa

086 - Densità dei peli striscianti sulle nervature principali della pagina inferiore del lembo - 3) Bassa

087 - Densità dei peli eretti sulle nervature principali della pagina inferiore del lembo - 1/3) Nulla o molto bassa / Bassa

088 - Peli striscianti sulle nervature principali della pagina superiore del lembo - 9) Presenti

089 - Peli eretti sulle nervature principali della pagina superiore del lembo - 9) Presenti

090 - Densità dei peli striscianti sul picciolo - 1) Nulla o molto bassa

091 - Densità dei peli eretti sul picciolo - 1) Nulla o molto bassa

093 - Lunghezza del picciolo in rapporto alla lunghezza della nervatura mediana - 1) Più corto

094 - Profondità dei seni laterali superiori - 3/5) Medi o poco profondi

Ampelometria

601 - Lunghezza della nervatura N1: 5,7 (medio lunga, tra 135 mm e 165 mm)

602 - Lunghezza della nervatura N2: 7 (lunga, circa 125 mm)

603 - Lunghezza della nervatura N3: 5,7 (medio lunga, tra 75 mm e 95 mm)

604 - Lunghezza della nervatura N4: 9 (molto lunga, > 55 mm)

605 - Distanza dal seno peziolare al seno laterale superiore: 3 (corta, circa 50 mm)

606 - Distanza dal seno peziolare al seno laterale inferiore: 5 (media, circa 60 mm)

607 - Angolo tra N1 e N2 misurato alla prima biforcazione: 7 (grande, tra 56° e 70°)

608 - Angolo tra N2 e N3 misurato alla prima biforcazione: 5 (medio, tra 46° e 55°)

609 - Angolo tra N3 e N4 misurato alla prima biforcazione: 7 (grande, tra 56° e 70°)

610 - Angolo tra N3 e la tangente tra il punto peziolare e l estremità N5: 5 (medio, tra 46° e 55°)

611 - Lunghezza della nervatura N5: 3 (corta, circa 25 mm)

612 - Lunghezza del dente di N2: 3,5 (medio, tra 10 mm e 14 mm)

613 - Larghezza del dente di N2: 5 (medio, circa 14 mm)

614 - Lunghezza del dente di N4: 1,3 (molto corto o corto, tra 6 mm e 10 mm)

615 - Larghezza del dente di N4: 5 (medio, circa 14 mm)

616 - Numero di denti tra il dente all estremità di N2 e il dente all estremità della prima nervatura secondaria di N2, inclusi i denti precitati: 5 (medio, 5-6)

617 - Distanza tra l estremità di N2 e l estremità della prima nervatura secondaria di N2: 5 (media, tra 46 mm e 55 mm)

Tralcio legnoso

101 - Sezione trasversale - 1) Circolare

102 - Struttura della superficie - 3) Striata

103 - Colore prevalente - 3/4) Rosso violaceo o grigio

104 - Lenticelle - 9) Presenti

105 - Peli eretti sui nodi - 1) Assenti

106 - Peli eretti sugli internodi - 1) Assenti

Produzione di uva per ceppo (Kg) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 0,99; 10,57.

Produzione di uva per ettaro (Kg) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 4.907,00; 42.274,33.

Forma di allevamento (posizione del primo germoglio fruttifero, potatura preferita): tra il terzo e il quarto nodo, medio-lunga

Infiorescenza

151 - Organi sessuali - 3) Stami e gineceo completamente sviluppati

152 - Livello d inserzione della 1a infiorescenza - 2) 3° e 4° nodo

153 - Numero di infiorescenze per germoglio - 2) Da 1,1 a 2 infiorescenze

155 - Fertilità delle gemme basali (gemme 1-3) - 5) Media

Figura 3: Grappolo di Colatamurro N..

Grappolo

202 - Lunghezza (escluso il peduncolo) - 5) Media, circa 160 mm

203 - Larghezza - 5) Medio (circa 120 mm)

204 - Compattezza - 7) Compatto

206 - Lunghezza del peduncolo del grappolo principale - 1) Molto corto (fino a 30 mm)

208 - Forma - 2) Conico

209 - Numero di ali del grappolo principale - 2) 1 o 2 ali

501 - Percentuale di allegagione - 7) Elevata

502 - Peso di un grappolo - 3) Piccolo, circa 300 g) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 170,00; 335,65.

Produzione di uva per ceppo (Kg) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 0,99; 10,57.

504 - Peso dell uva prodotta per m2 - da 0,7÷1 a 3 Kg (rispettivamente su controspalliera e tendone).

Produzione di uva per ettaro (Kg) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 4.907,00; 42.274,33.

Produzione: Regolarità costante; Rendimento da medio a elevato.

Acino

220 - Lunghezza - 5) Medio (circa 18 mm)

221 - Larghezza - 5) Medio (circa 18 mm)

222 - Uniformità della dimensione - 2) Uniforme

223 - Forma - 2) Sferoidale

225 - Colore della buccia - 6) Blu nero

226 - Uniformità del colore della buccia - 2) Uniforme

227 - Pruina - 5) Media

231 - Intensità della pigmentazione antocianica della polpa - 5/7) Medio forte

232 - Succulenza della polpa - 2) Mediamente succosa

233 - Rendimento in succo - 5) Medio (tra 65% e 75%)

235 - Consistenza della polpa - 1) Molle

236 - Particolarità dell aroma - 1) Nessuna

240 - Facilità di separazione dal pedicello - 3) Difficile

241 - Sviluppo dei vinaccioli - 3) Completo

503 - Peso di un acino - 3) Piccolo, circa 3 g)Peso medio acino (g) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 2,86; 3,38.

Dati sul mosto (2015/2017)

505 - Tenore in zucchero del mosto - 7) Elevato, 21% circa (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 20,15; 18,93 Brix°.

506 - Acidità totale del mosto - 3) Bassa (circa 6) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 7,28; 6,67 g/l.

508 - pH del mosto - 5) Medio (> 3,0) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 3,13; 3,38.

Polifenoli totali (mg catechina/g bucce) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 1.709,00; 1.632,67.

Antociani (mg/L cyanidina 3-glucoside) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 473,72; 645,43.

Flavonoidi bucce (mg/L catechina) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 1.679,00; 1.901,67.

Dati del vino (2015/2017)

Glucosio + Fruttosio (g/L) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 0,45; 0,26.

Acidità totale (g/L Acido Tartarico) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 6,86; 5,94.

Acidità volatile (non corretta) (g/L Acido Acetico) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 0,45; 0,45.

Acido Malico (g/L) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 2,17; 1,54. Acido Lattico (g/L) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 0,25; 0,81.

Acido Citrico (g/L) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 0,31; 0,30. Acido Tartarico (g/L) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 2,03; 2,37.

Polifenoli totali (mg/L catechina) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 1.890,25; 995,60.

Flavonoidi (mg/L catechina) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 1.108,75; 615,20.

Antociani (mg/L cyanidina 3-glucoside) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 154,15; 44,33.

pH (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 3,49; 3,37.

Alcol (% v/v) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 10,85; 10,15.

SO2 totale (mg/L) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 75,00; 86,50. SO2 libera (mg/L) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 7,70; 1,40.

Densità vino (g/cm3) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 1,00; 0,99. Densità idralcolica (g/cm3) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 0,99; 0,99.

Estratto secco (g/L) (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa): 25,80; 22,45.

Fenologia

Le date fenologiche sono state accertate comparativamente con la seguente varietà di riferimento: Sangiovese N.

301 - Epoca di germogliamento: III decade di marzo - I decade di aprile

302 - Epoca di fioritura: III decade di maggio - I decade di giugno

303 - Epoca d inizio dell invaiatura: III decade di luglio - I decade agosto

304 - Epoca di maturazione fisiologica dell acino: III decade di settembre - I decade di ottobre

Altre caratteristiche

351 - Vigoria del germoglio - 5) Media

352 - Crescita dei germogli anticipati (femminelle) - 3) Bassa

353 - Lunghezza degli internodi - 3) Corti (circa 9 cm)

354 - Diametro degli internodi - 3) Piccolo (circa 8 mm)

401 - Resistenza alla clorosi ferrica: A) Azienda Sperimentale Lamarossa del CREA-VE: 5,7 (media o elevata); B) Azienda Agricola Sperimentale Dimostrativa Bosco Galdo dell ALSIA: calcare attivo assente, indice potere clorosante nullo: non rilevabile.

402 - Resistenza ai cloruri: A) Azienda Sperimentale Lamarossa del CREA-VE: salinità tollerabile: non rilevabile; B) Azienda Agricola Sperimentale Dimostrativa Bosco Galdo dell ALSIA: cloruri, come Sali, nei limiti: non rilevabile.

403 - Resistenza alla siccità: in presenza di irrigazione di soccorso, la varietà ha presentato un grado di resistenza elevato o molto elevato in entrambi gli ambienti.

452 - Grado di resistenza alla Plasmopara (foglia) - 5 Medio

453 - Grado di resistenza alla Plasmopara (grappolo) - 5 Medio

455 - Grado di resistenza all Oidium (foglia) - 5 Medio

456 - Grado di resistenza all Oidium (grappolo) - 5 MedIO

458 - Grado di resistenza alla Botrytis (foglia) - 5 Medio

459 - Grado di resistenza alla Botrytis (grappolo) - 5 Medio

461 - Grado di tolleranza alla Phylloxera (gallecola) - 9 Molto elevato o totale

Buona l affinità di innesto, compatibile con i principali portinnesti consigliati per la produzione, quali SO4 (Vitis Riparia x V. Berlandieri), 140 Ruggeri e 1103 Paulsen (Vitis Rupestris x V. Berlandieri). La produzione di nesti inferiori a 12 mm di dia

Utilizzazione

Uva da vino