Santa Sofia B.
in Estratto dalla domanda di iscrizione della varietà al Registro Nazionale, presso il MIPAAF, 2019

Sinonimi

Descrizione e Cenni storici

La varietà, in passato confusa con il Fiano, si caratterizza nel pieno Medioevo (secoli XI-XII) adattando e modificando lievemente le fasi fenologiche alle temperature medie stagionali più miti della nuova fase climatica che interessa l emisfero boreale. In particolare esprime il rapporto culturale ed il collegamento diretto con l area Beneventana, in ambito culturale locale misto, longobardo e bizantino, mantenutosi nelle zone interne anche sotto la dominazione normanna. Dalle zone interne dell Irpinia, di cui è caratteristica, si propaga in Basilicata seguendo alcune delle direttrici già percorse da altri vitigni (ad esempio l Aglianico). I tratturi nei quali si sono nuovamente trasformate strade in precedenza di grande importanza (le vie Appia ed Herculia con i diverticoli per il territorio venosino e la valle del Tanagro) la diffondono nel settore occidentale della regione e il favore accordatole in età sveva pone il territorio di Lagopesole quasi al centro della passata e attuale distribuzione del vitigno nel territorio. La ricorrenza della varietà in più luoghi e il discreto numero di relazioni avuto con altre ne testimonia nei secoli la bontà e la permanenza in coltura, dovuta alla capacità di ben adattarsi a modifiche ambientali e climatiche. Di Rovasenda (di Rovasenda, Saggio, p. 167) nel 1877 riporta la sinonimia della Santa Sofia bianca con il Fiano per la «Prov. Napolitana». Due anni prima è stata riproposta per Calitri (AV) (Napoli et al., Relazione, p. 176 n° 74), per poi essere annoverata in Basilicata in modo autonomo fra le uve da tavola coltivata ad Avigliano e a Ruoti (PZ) (Branca-Frojo, Catalogo, p. 162 n. 25). Nel Cilento la sinonimia con il Fiano è tuttora in uso e nel VIVC è ammessa (n° var. #4124). Culturalmente rimanda al differente valore economico attribuito alle due varietà, più pregiata la seconda e per questo conservata, diffondendo la prima sotto mentite spoglie con un guadagno netto nel rapporto fra qualità conferita, inferiore, e prezzo ricavato in cambio, maggiore del dovuto. Nella realtà Fiano e Santa Sofia non hanno rispondenza nel profilo molecolare identificativo e si conferma la consapevolezza che i viticoltori avevano almeno dalla seconda metà del XVIII secolo. La Statistica Murattiana (1811) (Statistica, t. III, § I.2, p. 213), considera infatti la Santa Sofia una varietà differente. Il Fiano invece non compare ma la vicenda della sua diffusione, contraddistinta da una periodicità per l elevato valore riconosciutogli in proporzione diretta al rango dei suoi destinatari (corti imperiale, regia e papale in Italia meridionale) tra il XIII e il XV secolo, ne rende facilmente ragione. Il pregio lo ha portato a distinguersi e a innescare semmai processi speculativi tramite altre varietà ampelograficamente somiglianti e più facilmente disponibili nei campi come propriamente la Santa Sofia. La comparazione del suo profilo molecolare aiuta a ricostruire i passi compiuti dalla varietà in Italia meridionale. La vicinanza con il Greco, b. (RNVV n. 097; VIVC #4970) o Greco di Tufo (Costacurta et al., La caratterizzazione), con la Falanghina dei Campi Flegrei, b. (Pozzuoli, NA) e con la Suppezza, n. di Sorrento (NA), il Tronto, n. o Tronta della Costiera Amalfitana (SA), e il Rosso antico, n. di Piana di Monte Verna (CE) (Costantini et al., Genetic relationships, pp. 28-29) circoscrive alle stesse campagne del Greco, b. l areale di origine ipotizzabile. Focali sono i contrafforti montani dell entroterra sannita, fra Caserta, Benevento e Avellino, dove la relazione proprio con il Greco, b. e con l ampio raggruppamento di sinonimi che lo segue e caratterizza porta al contatto con il comprensorio vesuviano e con la costa, utilizzando in parte le vie di diffusione già aperte da questo vitigno, autonomamente e nell ambito dei Beneventi vina (Bacci, De naturali, pp. 226-227). La pertinenza della Santa Sofia, b. al territorio irpino, lucano e pugliese che storicamente si può ascrivere al Beneventano nella sua massima estensione di ducato, dopo il 571, e di principato sino alla separazione da Salerno negli anni 849-851, è suggerita dall areale storico di coltivazione e dagli indirizzi genetici che la varietà rivela con il Trebbiano (toscano), b. (RNVV n. 244; VIVC, #12628) e il Bombino bianco, b. (RNVV n. 032; VIVC, #1533; Bergamini et al., The molecular characterization). In un contesto simile appena delineato il riconoscimento e l attribuzione del nome con cui invece è individuato non possono essere anteriori alla fine dell VIII secolo, cioè alla fondazione a Benevento, e alla definitiva trasformazione della chiesa di S. Sofia (la Divina Sapienza) nella basilica etnica dei Longobardi. L ispirazione diretta e l omaggio alla cattedrale di Costantinopoli (537-1204, 1261-1453), assieme al conferimento al principe Arechi II del titolo di patricius bizantino, aiutano ad ipotizzare la collocazione del nome della varietà coltivata in questi stessi territori nell ambito culturale bizantino e longobardo sino alla conquista normanna. Prodotta forse a partire dai vigneti di cui Arechi II aveva dotato nel luglio del 772 e nell aprile del 782 la basilica e il monastero benedettino annesso (Cod. Dipl. Long., pp. 374-376 nn. X-XI), la scelta di un nome tanto importante deve aver posto la Santa Sofia, b. in funzione quasi di ambasciatrice culturale verso i Bizantini. L esiguità della documentazione disponibile, assieme alla scarsa propensione in questi secoli a specificare le varietà adoperate negli atti relativi a beni fondiari e alla successiva possibile trasformazione a fini commerciali del Santa Sofia, b. in uno dei tanti Greci immessi sul mercato porterà il nome a scomparire, agevolandone l intenzionale confusione con il Fiano, b. Nel frattempo una certa prossimità del profilo molecolare, sebbene su un campione ancora limitato di basi, con le varietà della costa campana e con il Bianco di Alessano, b. (RNVV, n. 028; VIVC, #1330) conferma sia l areale geografico di pertinenza sia i suoi movimenti, con interessanti corrispondenze con produzioni e flussi di forme di anfore particolari proprie dei secoli X-XI (Leo Imperiale, Ceramiche e commerci). Ammettendo la validità e la completezza dei dati raccolti nelle fonti statistiche e descrittive del XIX secolo, l espansione degli areali di distribuzione che si registra nei decenni finali si mantiene sempre sulle medesime direttrici di penetrazione territoriale dei secoli precedenti. Nella Statistica Murattiana (1811) i comuni di Castelgrande e Pescopagano (PZ), gravitanti sull alta valle dell Ofanto, e di Avigliano (PZ) sono gli unici ad avere la Santa Sofia, b. in coltura e in produzione contrapponendosi a Montescaglioso (MT), dove si registrano il Bianco e l Alessano (Statistica, t. III, § I.2, p. 213, 263-264, 344-345). A distanza di 76 anni (Mostra enologica, p. 143 n. 124) oltre a Pescopagano la Santa Sofia, b. risulta coltivata a Vietri, a Balvano, a Muro Lucano, a Baragiano, a Picerno, a Ruoti, ad Avigliano e a S. Fele (PZ). Nel Vulture la si trova a Rapone, ad Atella, a Rapolla e infine a Melfi (PZ), territori nei quali va collocata la genesi della sinonimia con il Colatamurro bianco, b. (che in VIVC, #1533 è considerato a sua volta sinonimo del Bombino bianco, b.), riscontrata a Buccino, Ricigliano e San Gregorio Magno (SA), coerente con la diffusione della Santa Sofia, b. a Pescopagano e a Castelgrande agli inizi del XIX secolo. Ulteriori sinonimi come Passolara, b. e Uva salese bianca, b., recuperati nei medesimi territori del Salernitano, rimandano alla plurimillenaria cultura viticola del Vallo di Diano (da Sala Consilina l appellativo di salese e dal latino passullare la consuetudine di sostenere la varietà con pali (Du Cange, Glossarium, t. VI, p. 197 e 199). Quello invece di Tuccanese moscio, b. (a Torremaggiore, FG) ricollega semanticamente la Santa Sofia, b. al più vasto ambito del Sangiovese, n. (denominato anche Tuccanese; VIVC, #10680). Attualmente Rapolla conferma il suo ruolo di preminenza nella sua produzione. Le si affianca Maschito, in cui la varietà potrebbe però essere giunta in tempi relativamente recenti, avendo conservata la propria identità senza sinonimie. Areale di reperimento: Vulture, Comune di Maschito (PZ); Alto Basento-Camastra, Comune di Ruoti; Zona del Tanagro, Comuni di Buccino, Ricigliano e San Gregorio Magno (SA); Campo collezione del ?Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni? in Vallo della Lucania (SA); Capitanata, Comune di Torremaggiore (FG). Nome vernacolare di ritrovamento: Santa Sofia; Colatamurro bianco, Passolara, Uva salese bianca; Santa Sofia o Tuccanese moscio.

Germoglio

Figura 1: Apice di Santa Sofia B..

001 - Apertura dell apice - 3/5) Semi o completamente aperto

002 - Distribuzione della pigmentazione antocianica dei peli striscianti dell apice - 1) Assente

003 - Intensità della pigmentazione antocianica dei peli striscianti dell apice - 1) Nulla o molto bassa

004 - Densità dei peli striscianti dell apice - 5/7) Media/Elevata

005 - Densità dei peli eretti dell apice - 3) Bassa

006 - Portamento - 3) Semi-eretta

007 - Colore del lato dorsale degli internodi - 1) Verde

008 - Colore del lato ventrale degli internodi - 1) Verde

009 - Colore del lato dorsale dei nodi - 1) Verde

010 - Colore del lato ventrale dei nodi - 1) Verde

011 - Densità dei peli eretti sui nodi - 1) Nulla o molto bassa

012 - Densità dei peli eretti sugli internodi - 1) Nulla o molto bassa

013 - Densità dei peli striscianti sui nodi - 1) Nulla o molto bassa

014 - Densità dei peli striscianti sugli internodi - 1) Nulla o molto bassa

015-1 - Distribuzione della pigmentazione antocianica sulle perule delle gemme - 1) Assente

015-2 - Intensità della pigmentazione antocianica delle perule delle gemme - 1) Assente

351 - Vigoria del germoglio - 3/5) Bassa/Media

352 - Crescita dei germogli anticipati (femminelle) - 5) Media

353 - Lunghezza degli internodi - 5) Medi (circa 12 cm)

354 - Diametro degli internodi - 3/5) Medio piccolo (tra 8 mm e 11 mm)

Vigoria: media. Forma di allevamento (posizione del primo germoglio fruttifero, potatura preferita): tra il terzo e il quarto nodo, medio-lunga

Viticci

016 - Numero di viticci consecutivi - 1) 2 o meno

017 - Lunghezza dei viticci - 7) Lunghi (circa 25 cm)

Foglia giovane

051 - Colore della pagina superiore del lembo (4a foglia) - 1/2) Verde/Giallo

053 - Densità peli striscianti tra le nervature principali pagina inferiore del lembo (4a foglia) - 7) Elevata

054 - Densità peli eretti tra le nervature principali pagina inferiore del lembo (4a foglia) - 3) Bassa

055 - Densità peli striscianti sulle nervature principali pagina inferiore del lembo (4a foglia) - 5) Media

056 - Densità peli eretti sulle nervature principali pagina inferiore del lembo (4a foglia) - 3) Bassa

Figura 2: Foglia di Santa Sofia B..

Foglia adulta

065 - Dimensione del lembo - 5) Media

067 - Forma del lembo - 3) Pentagonale

068 - Numero dei lobi - 3) 5 Lobi

069 - Colore della pagina superiore del lembo - 5) Verde medio

070 - Distribuzione pigmentazione antocianica nervature principali pagina superiore - 3/4) Tra la 1a e la 2a biforcazione

071 - Distribuzione pigmentazione antocianica nervature principali pagina inferiore - 2) Fino al punto peziolare

072 - Depressioni del lembo - 1/3) Nulle/Deboli

073 - Ondulazione del lembo tra le nervature principali o secondarie - 1) Assente

074 - Profilo del lembo in sezione trasversale - 1) Piano

075 - Bollosità della pagina superiore del lembo - 3/5) Medio/Bassa

076 - Forma dei denti - 2) Entrambi i lati rettilinei

077 - Dimensione dei denti in rapporto alla dimensione del lembo - 5) Medi

078 - Lunghezza dei denti in rapporto alla loro larghezza - 5/7) Medio/Lunghi

079 - Grado di apertura/sovrapposizione dei bordi del seno peziolare - 3) Aperto

080 - Forma della base del seno peziolare - 1) A U

081-1 - Denti del seno peziolare - 1) Assenti

081-2 - Base del seno peziolare delimitata dalla nervatura - 2/3) Delimitata su uno o entrambi i lati

082 - Grado di apertura/sovrapposizione dei seni laterali superiori - 1) Aperti

083-1 - Forma della base dei seni laterali superiori - 1) A U

083-2 - Denti nei seni laterali superiori - 1) Assenti

084 - Densità dei peli striscianti tra le nervature principali sulla pagina inferiore del lembo - 3) Bassa

085 - Densità dei peli eretti tra le nervature principali sulla pagina inferiore del lembo - 1) Nulla/Molto bassa

086 - Densità dei peli striscianti sulle nervature principali della pagina inferiore del lembo - 3) Bassa

087 - Densità dei peli eretti sulle nervature principali della pagina inferiore del lembo - 1) Nulla/Molto bassa

088 - Peli striscianti sulle nervature principali della pagina superiore del lembo - 9) Presenti

089 - Peli eretti sulle nervature principali della pagina superiore del lembo - 1) Assenti

090 - Densità dei peli striscianti sul picciolo - 1) Nulla/Molto bassa

091 - Densità dei peli eretti sul picciolo - 1) Nulla/Molto bassa

093 - Lunghezza del picciolo in rapporto alla lunghezza della nervatura mediana - 1) Più corto

094 - Profondità dei seni laterali superiori - 5) Media

Ampelometria

601 - Lunghezza della nervatura N1 - 7) Lunga (circa 165 mm)

602 - Lunghezza della nervatura N2 - 7) (lunga, (circa 125 mm)

603 - Lunghezza della nervatura N3 - 7/9) Lunga (tra 95 mm e 155 mm e oltre)

604 - Lunghezza della nervatura N4 - 9) Molto lunga (55 mm e oltre)

605 - Distanza dal seno peziolare al seno laterale superiore - 3) Corta (circa 50 mm)

606 - Distanza dal seno peziolare al seno laterale inferiore - 5) Media (circa 60 mm)

607 - Angolo tra N1 e N2 misurato alla prima biforcazione 5) Medio, (tra 46° e 55°)

608 - Angolo tra N2 e N3 misurato alla prima biforcazione - 5) Medio, (tra 46° e 55°)

609 - Angolo tra N3 e N4 misurato alla prima biforcazione - 7) Grande, (tra 56° e 70°)

610 - Angolo tra N3 e la tangente tra il punto peziolare e l estremità N5 - 5) Medio, (tra 46° e 55°)

611 - Lunghezza della nervatura N5 - 3/5) Medio corta (tra 25 mm e 35 mm)

612 - Lunghezza del dente di N2 - 7) Medio corto (circa 18 mm); 613 - Larghezza del dente di N2 - 7) Largo (circa 18 mm)

614 - Lunghezza del dente di N4 - 3/5) Medio corto (tra 10 mm e 14 mm); 615 - Larghezza del dente di N4 - 5) Medio (circa 14 mm)

616 - Numero di denti tra il dente all estremità di N2 e il dente all estremità della prima nervatura secondaria di N2, inclusi i denti precitati - 3) Piccolo (circa 4)

617 - Distanza tra l estremità di N2 e l estremità della prima nervatura secondaria di N2 - 9 Molto lunga (oltre 70 mm)

Tralcio legnoso

101 - Sezione trasversale - 1) Circolare

102 - Struttura della superficie - 3) Striata

103 - Colore prevalente - 3) Rosso/Violaceo

104 - Lenticelle - 9) Presenti

105 - Peli eretti sui nodi - 1) Assenti

106 - Peli eretti sugli internodi - 1) Assenti

Indice di Ravaz (produzione/peso legno alla potatura invernale): 2,54; 13,16 (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa).

Infiorescenza

151 - Organi sessuali - 3) Stami e gineceo completamente sviluppati

152 - Livello d inserzione della 1a infiorescenza - 2) 3° e 4° nodo

153 - Numero di infiorescenze per germoglio - 3) Da 2,1 a 3 infiorescenze

155 - Fertilità delle gemme basali (gemme 1-3) - 5) Media

Figura 3: Grappolo di Santa Sofia B..

Grappolo

202 - Lunghezza (escluso il peduncolo) - 7) Lungo (circa 200 mm)

203 - Larghezza - 5/7) Medio largo (tra 120 mm e 160 mm)

204 - Compattezza - 3) Spargolo

206 - Lunghezza del peduncolo del grappolo principale - 3) Corto (fino a 50 mm)

208 - Forma - 2) Conico

209 - Numero di ali del grappolo principale - 2) 1 o 2 ali

501 - Percentuale di allegagione - 3/5) Debole/Media

502 - Peso di un grappolo - 5) Medio (circa 500 g) (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa (g): 119,50; 477,15.)

504 - Peso dell uva prodotta per m2 - 0,8 kg; 5 Kg (rispettivamente su controspalliera e tendone)

Produzione: regolarità costante; rendimento buono.

Fertilità reale (n° grappoli/n° gemme): 1,19; 1,44 (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa).

Produzione di uva per ceppo (Kg): 1,42; 12,42 (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa).

Produzione di uva per ettaro (Kg): 7.116,00; 49.681,67 (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa).

Acino

220 - Lunghezza - 5) Medio (circa 18 mm)

221 - Larghezza - 5) Medio (circa 18 mm)

222 - Uniformità della dimensione - 2) Uniforme

223 - Forma - 2) Sferoidale

225 - Colore della buccia - 1) Verde giallo

226 - Uniformità del colore della buccia - 2) Uniforme

227 - Pruina - 5) Media

231 - Intensità della pigmentazione antocianica della polpa - 1) Nulla o molto debole

232 - Succulenza della polpa - 2/3) Mediamente/Molto succosa

233 - Rendimento in succo - 3) Basso (fino a 65%)

235 - Consistenza della polpa - 3) Molto soda

236 - Particolarità dell aroma - 1) Nessuna

240 - Facilità di separazione dal pedicello - 3) Difficile

241 - Sviluppo dei vinaccioli - 3) Completo

503 - Peso di un acino - 3) Basso (circa 3 g) (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa (g): 1,52; 3,63.

505 - Tenore in zucchero del mosto - 5/7) Medio/Elevato (tra 18% 21% circa) (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa (Brix°): 18,15; 17,90).

506 - Acidità totale del mosto - 3) Bassa (circa 6) (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa (g/l): 6,29; 5,33).

508 - pH del mosto - 5) Medio (> 3,0) (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa: 3,05; 3,29).

Polifenoli totali (mg/L catechina): 1.038,00; 641,33 (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa).

Flavonoidi (mg/L catechina): 1.136,00; 1.219,00 (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa).

Fenologia

Le date fenologiche sono state accertate comparativamente con la seguente varietà di riferimento: Trebbiano toscano B.

301 - Epoca di germogliamento: III decade di Marzo - I decade di Aprile

302 - Epoca di fioritura: III decade di Maggio - I decade di Giugno

303 - Epoca d´inizio dell´invaiatura: III decade di Luglio ? I decade Agosto

304 - Epoca di maturazione fisiologica dell acino: III decade di Settembre ? I decade di Ottobre

Altre caratteristiche

Caratteri colturali

401 - Resistenza alla clorosi ferrica: A) Azienda Sperimentale ?Lamarossa? del CREA-VE: 5 (media); B) Azienda Agricola Sperimentale Dimostrativa ?Bosco Galdo? dell ALSIA: calcare attivo assente, indice potere clorosante nullo: non rilevabile.

402 - Resistenza ai cloruri: A) Azienda Sperimentale ?Lamarossa? del CREA-VE: salinità tollerabile: non rilevabile; B) Azienda Agricola Sperimentale Dimostrativa ?Bosco Galdo? dell ALSIA: cloruri, come Sali, nei limiti: non rilevabile.

403 - Resistenza alla siccità: in presenza di irrigazione di soccorso, la varietà ha presentato un grado di resistenza elevato o molto elevato in entrambi gli ambienti.

Foglia: 452 - Grado di resistenza alla Plasmopara: 5 (medio) 455 - Grado di resistenza all Oidium: 5 (medio) 458 - Grado di resistenza alla Botrytis: 5 (medio) 461 - Grado di tolleranza alla Phylloxera (gallecola): 9 (molto elevato o totale)

Grappolo: 453 - Grado di resistenza alla Plasmopara: 5 (medio) 456 - Grado di resistenza all Oidium: 5 (medio) 459 - Grado di resistenza alla Botrytis: 5 (medio)

Buona affinità d innesto, compatibile con i principali portinnesti consigliati per la produzione, quali SO4, 140 Ruggeri e 1103 Paulsen . La produzione di nesti inferiori a 12 mm di diametro è buona.

Dati del vino (2015-2017), rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa:

Glucosio + Fruttosio (g/L): 0,25; 2,26. Acidità totale (g/L Acido Tartarico): 7,80; 5,59. Acidità volatile (non corretta) (g/L Acido Acetico): 0,36; 0,57. pH: 2,72; 3,07.

Acido Malico (g/L): 1,12; 0,83. Acido Lattico (g/L): 0,84; 0,34. Acido Citrico (g/L): 0,18; 0,17. Acido Tartarico (g/L): 6,42; 3,30. Polifenoli totali (mg/L catechina): 206,30; 205,75.

Alcol (% v/v): 7,00; 11,57. SO2 totale (mg/L): 53,76; 85,68. SO2 libera (mg/L): 2,56; 12,51. Densità vino (g/cm3): 1,00; 0,99. Densità idralcolica (g/cm3): 0,99; 0,98. Estratto secco (g/L): 14,70; 16,60.

Dal vino prodotto dalle uve provenienti dall Az. Lamarossa è emerso un buon giudizio per quanto riguarda la struttura, l acidità e la persistenza dei sentori di frutta fresca e floreali; ne è risultato un vino piuttosto gradevole per sapidità e tipicità.

Il vino da Santa Sofia si presenta, nel complesso, con un bel colore giallo paglierino tenue.

All olfatto sono spiccate le note fruttate di nespola acerba, mela con una leggera nota agrumata, mentre per le note floreali si ricordano il biancospino e fiori di campo.

Al gusto è ben equilibrato, leggero, fresco con una tipica gradevolezza. Consigliato per la vinificazione in purezza.

Utilizzazione

Uva da vino