Sinonimi
Descrizione e Cenni storici
La varietà, in passato confusa con il Fiano, si caratterizza nel pieno Medioevo (secoli XI-XII) adattando e modificando lievemente le fasi fenologiche alle temperature medie stagionali più miti della nuova fase climatica che interessa l emisfero boreale. In particolare esprime il rapporto culturale ed il collegamento diretto con l area Beneventana, in ambito culturale locale misto, longobardo e bizantino, mantenutosi nelle zone interne anche sotto la dominazione normanna. Dalle zone interne dell Irpinia, di cui è caratteristica, si propaga in Basilicata seguendo alcune delle direttrici già percorse da altri vitigni (ad esempio l Aglianico). I tratturi nei quali si sono nuovamente trasformate strade in precedenza di grande importanza (le vie Appia ed Herculia con i diverticoli per il territorio venosino e la valle del Tanagro) la diffondono nel settore occidentale della regione e il favore accordatole in età sveva pone il territorio di Lagopesole quasi al centro della passata e attuale distribuzione del vitigno nel territorio. La ricorrenza della varietà in più luoghi e il discreto numero di relazioni avuto con altre ne testimonia nei secoli la bontà e la permanenza in coltura, dovuta alla capacità di ben adattarsi a modifiche ambientali e climatiche. Di Rovasenda (di Rovasenda, Saggio, p. 167) nel 1877 riporta la sinonimia della Santa Sofia bianca con il Fiano per la «Prov. Napolitana». Due anni prima è stata riproposta per Calitri (AV) (Napoli et al., Relazione, p. 176 n° 74), per poi essere annoverata in Basilicata in modo autonomo fra le uve da tavola coltivata ad Avigliano e a Ruoti (PZ) (Branca-Frojo, Catalogo, p. 162 n. 25). Nel Cilento la sinonimia con il Fiano è tuttora in uso e nel VIVC è ammessa (n° var. #4124). Culturalmente rimanda al differente valore economico attribuito alle due varietà, più pregiata la seconda e per questo conservata, diffondendo la prima sotto mentite spoglie con un guadagno netto nel rapporto fra qualità conferita, inferiore, e prezzo ricavato in cambio, maggiore del dovuto. Nella realtà Fiano e Santa Sofia non hanno rispondenza nel profilo molecolare identificativo e si conferma la consapevolezza che i viticoltori avevano almeno dalla seconda metà del XVIII secolo. La Statistica Murattiana (1811) (Statistica, t. III, § I.2, p. 213), considera infatti la Santa Sofia una varietà differente. Il Fiano invece non compare ma la vicenda della sua diffusione, contraddistinta da una periodicità per l elevato valore riconosciutogli in proporzione diretta al rango dei suoi destinatari (corti imperiale, regia e papale in Italia meridionale) tra il XIII e il XV secolo, ne rende facilmente ragione. Il pregio lo ha portato a distinguersi e a innescare semmai processi speculativi tramite altre varietà ampelograficamente somiglianti e più facilmente disponibili nei campi come propriamente la Santa Sofia. La comparazione del suo profilo molecolare aiuta a ricostruire i passi compiuti dalla varietà in Italia meridionale. La vicinanza con il Greco, b. (RNVV n. 097; VIVC #4970) o Greco di Tufo (Costacurta et al., La caratterizzazione), con la Falanghina dei Campi Flegrei, b. (Pozzuoli, NA) e con la Suppezza, n. di Sorrento (NA), il Tronto, n. o Tronta della Costiera Amalfitana (SA), e il Rosso antico, n. di Piana di Monte Verna (CE) (Costantini et al., Genetic relationships, pp. 28-29) circoscrive alle stesse campagne del Greco, b. l areale di origine ipotizzabile. Focali sono i contrafforti montani dell entroterra sannita, fra Caserta, Benevento e Avellino, dove la relazione proprio con il Greco, b. e con l ampio raggruppamento di sinonimi che lo segue e caratterizza porta al contatto con il comprensorio vesuviano e con la costa, utilizzando in parte le vie di diffusione già aperte da questo vitigno, autonomamente e nell ambito dei Beneventi vina (Bacci, De naturali, pp. 226-227). La pertinenza della Santa Sofia, b. al territorio irpino, lucano e pugliese che storicamente si può ascrivere al Beneventano nella sua massima estensione di ducato, dopo il 571, e di principato sino alla separazione da Salerno negli anni 849-851, è suggerita dall areale storico di coltivazione e dagli indirizzi genetici che la varietà rivela con il Trebbiano (toscano), b. (RNVV n. 244; VIVC, #12628) e il Bombino bianco, b. (RNVV n. 032; VIVC, #1533; Bergamini et al., The molecular characterization). In un contesto simile appena delineato il riconoscimento e l attribuzione del nome con cui invece è individuato non possono essere anteriori alla fine dell VIII secolo, cioè alla fondazione a Benevento, e alla definitiva trasformazione della chiesa di S. Sofia (la Divina Sapienza) nella basilica etnica dei Longobardi. L ispirazione diretta e l omaggio alla cattedrale di Costantinopoli (537-1204, 1261-1453), assieme al conferimento al principe Arechi II del titolo di patricius bizantino, aiutano ad ipotizzare la collocazione del nome della varietà coltivata in questi stessi territori nell ambito culturale bizantino e longobardo sino alla conquista normanna. Prodotta forse a partire dai vigneti di cui Arechi II aveva dotato nel luglio del 772 e nell aprile del 782 la basilica e il monastero benedettino annesso (Cod. Dipl. Long., pp. 374-376 nn. X-XI), la scelta di un nome tanto importante deve aver posto la Santa Sofia, b. in funzione quasi di ambasciatrice culturale verso i Bizantini. L esiguità della documentazione disponibile, assieme alla scarsa propensione in questi secoli a specificare le varietà adoperate negli atti relativi a beni fondiari e alla successiva possibile trasformazione a fini commerciali del Santa Sofia, b. in uno dei tanti Greci immessi sul mercato porterà il nome a scomparire, agevolandone l intenzionale confusione con il Fiano, b. Nel frattempo una certa prossimità del profilo molecolare, sebbene su un campione ancora limitato di basi, con le varietà della costa campana e con il Bianco di Alessano, b. (RNVV, n. 028; VIVC, #1330) conferma sia l areale geografico di pertinenza sia i suoi movimenti, con interessanti corrispondenze con produzioni e flussi di forme di anfore particolari proprie dei secoli X-XI (Leo Imperiale, Ceramiche e commerci). Ammettendo la validità e la completezza dei dati raccolti nelle fonti statistiche e descrittive del XIX secolo, l espansione degli areali di distribuzione che si registra nei decenni finali si mantiene sempre sulle medesime direttrici di penetrazione territoriale dei secoli precedenti. Nella Statistica Murattiana (1811) i comuni di Castelgrande e Pescopagano (PZ), gravitanti sull alta valle dell Ofanto, e di Avigliano (PZ) sono gli unici ad avere la Santa Sofia, b. in coltura e in produzione contrapponendosi a Montescaglioso (MT), dove si registrano il Bianco e l Alessano (Statistica, t. III, § I.2, p. 213, 263-264, 344-345). A distanza di 76 anni (Mostra enologica, p. 143 n. 124) oltre a Pescopagano la Santa Sofia, b. risulta coltivata a Vietri, a Balvano, a Muro Lucano, a Baragiano, a Picerno, a Ruoti, ad Avigliano e a S. Fele (PZ). Nel Vulture la si trova a Rapone, ad Atella, a Rapolla e infine a Melfi (PZ), territori nei quali va collocata la genesi della sinonimia con il Colatamurro bianco, b. (che in VIVC, #1533 è considerato a sua volta sinonimo del Bombino bianco, b.), riscontrata a Buccino, Ricigliano e San Gregorio Magno (SA), coerente con la diffusione della Santa Sofia, b. a Pescopagano e a Castelgrande agli inizi del XIX secolo. Ulteriori sinonimi come Passolara, b. e Uva salese bianca, b., recuperati nei medesimi territori del Salernitano, rimandano alla plurimillenaria cultura viticola del Vallo di Diano (da Sala Consilina l appellativo di salese e dal latino passullare la consuetudine di sostenere la varietà con pali (Du Cange, Glossarium, t. VI, p. 197 e 199). Quello invece di Tuccanese moscio, b. (a Torremaggiore, FG) ricollega semanticamente la Santa Sofia, b. al più vasto ambito del Sangiovese, n. (denominato anche Tuccanese; VIVC, #10680). Attualmente Rapolla conferma il suo ruolo di preminenza nella sua produzione. Le si affianca Maschito, in cui la varietà potrebbe però essere giunta in tempi relativamente recenti, avendo conservata la propria identità senza sinonimie. Areale di reperimento: Vulture, Comune di Maschito (PZ); Alto Basento-Camastra, Comune di Ruoti; Zona del Tanagro, Comuni di Buccino, Ricigliano e San Gregorio Magno (SA); Campo collezione del ?Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni? in Vallo della Lucania (SA); Capitanata, Comune di Torremaggiore (FG). Nome vernacolare di ritrovamento: Santa Sofia; Colatamurro bianco, Passolara, Uva salese bianca; Santa Sofia o Tuccanese moscio.
Germoglio
001 - Apertura dell apice - 3/5) Semi o completamente aperto
002 - Distribuzione della pigmentazione antocianica dei peli striscianti dell apice - 1) Assente
003 - Intensità della pigmentazione antocianica dei peli striscianti dell apice - 1) Nulla o molto bassa
004 - Densità dei peli striscianti dell apice - 5/7) Media/Elevata
005 - Densità dei peli eretti dell apice - 3) Bassa
006 - Portamento - 3) Semi-eretta
007 - Colore del lato dorsale degli internodi - 1) Verde
008 - Colore del lato ventrale degli internodi - 1) Verde
009 - Colore del lato dorsale dei nodi - 1) Verde
010 - Colore del lato ventrale dei nodi - 1) Verde
011 - Densità dei peli eretti sui nodi - 1) Nulla o molto bassa
012 - Densità dei peli eretti sugli internodi - 1) Nulla o molto bassa
013 - Densità dei peli striscianti sui nodi - 1) Nulla o molto bassa
014 - Densità dei peli striscianti sugli internodi - 1) Nulla o molto bassa
015-1 - Distribuzione della pigmentazione antocianica sulle perule delle gemme - 1) Assente
015-2 - Intensità della pigmentazione antocianica delle perule delle gemme - 1) Assente
351 - Vigoria del germoglio - 3/5) Bassa/Media
352 - Crescita dei germogli anticipati (femminelle) - 5) Media
353 - Lunghezza degli internodi - 5) Medi (circa 12 cm)
354 - Diametro degli internodi - 3/5) Medio piccolo (tra 8 mm e 11 mm)
Vigoria: media. Forma di allevamento (posizione del primo germoglio fruttifero, potatura preferita): tra il terzo e il quarto nodo, medio-lunga
Viticci
016 - Numero di viticci consecutivi - 1) 2 o meno
017 - Lunghezza dei viticci - 7) Lunghi (circa 25 cm)
Foglia giovane
051 - Colore della pagina superiore del lembo (4a foglia) - 1/2) Verde/Giallo
053 - Densità peli striscianti tra le nervature principali pagina inferiore del lembo (4a foglia) - 7) Elevata
054 - Densità peli eretti tra le nervature principali pagina inferiore del lembo (4a foglia) - 3) Bassa
055 - Densità peli striscianti sulle nervature principali pagina inferiore del lembo (4a foglia) - 5) Media
056 - Densità peli eretti sulle nervature principali pagina inferiore del lembo (4a foglia) - 3) Bassa
Foglia adulta
065 - Dimensione del lembo - 5) Media
067 - Forma del lembo - 3) Pentagonale
068 - Numero dei lobi - 3) 5 Lobi
069 - Colore della pagina superiore del lembo - 5) Verde medio
070 - Distribuzione pigmentazione antocianica nervature principali pagina superiore - 3/4) Tra la 1a e la 2a biforcazione
071 - Distribuzione pigmentazione antocianica nervature principali pagina inferiore - 2) Fino al punto peziolare
072 - Depressioni del lembo - 1/3) Nulle/Deboli
073 - Ondulazione del lembo tra le nervature principali o secondarie - 1) Assente
074 - Profilo del lembo in sezione trasversale - 1) Piano
075 - Bollosità della pagina superiore del lembo - 3/5) Medio/Bassa
076 - Forma dei denti - 2) Entrambi i lati rettilinei
077 - Dimensione dei denti in rapporto alla dimensione del lembo - 5) Medi
078 - Lunghezza dei denti in rapporto alla loro larghezza - 5/7) Medio/Lunghi
079 - Grado di apertura/sovrapposizione dei bordi del seno peziolare - 3) Aperto
080 - Forma della base del seno peziolare - 1) A U
081-1 - Denti del seno peziolare - 1) Assenti
081-2 - Base del seno peziolare delimitata dalla nervatura - 2/3) Delimitata su uno o entrambi i lati
082 - Grado di apertura/sovrapposizione dei seni laterali superiori - 1) Aperti
083-1 - Forma della base dei seni laterali superiori - 1) A U
083-2 - Denti nei seni laterali superiori - 1) Assenti
084 - Densità dei peli striscianti tra le nervature principali sulla pagina inferiore del lembo - 3) Bassa
085 - Densità dei peli eretti tra le nervature principali sulla pagina inferiore del lembo - 1) Nulla/Molto bassa
086 - Densità dei peli striscianti sulle nervature principali della pagina inferiore del lembo - 3) Bassa
087 - Densità dei peli eretti sulle nervature principali della pagina inferiore del lembo - 1) Nulla/Molto bassa
088 - Peli striscianti sulle nervature principali della pagina superiore del lembo - 9) Presenti
089 - Peli eretti sulle nervature principali della pagina superiore del lembo - 1) Assenti
090 - Densità dei peli striscianti sul picciolo - 1) Nulla/Molto bassa
091 - Densità dei peli eretti sul picciolo - 1) Nulla/Molto bassa
093 - Lunghezza del picciolo in rapporto alla lunghezza della nervatura mediana - 1) Più corto
094 - Profondità dei seni laterali superiori - 5) Media
Ampelometria
601 - Lunghezza della nervatura N1 - 7) Lunga (circa 165 mm)
602 - Lunghezza della nervatura N2 - 7) (lunga, (circa 125 mm)
603 - Lunghezza della nervatura N3 - 7/9) Lunga (tra 95 mm e 155 mm e oltre)
604 - Lunghezza della nervatura N4 - 9) Molto lunga (55 mm e oltre)
605 - Distanza dal seno peziolare al seno laterale superiore - 3) Corta (circa 50 mm)
606 - Distanza dal seno peziolare al seno laterale inferiore - 5) Media (circa 60 mm)
607 - Angolo tra N1 e N2 misurato alla prima biforcazione 5) Medio, (tra 46° e 55°)
608 - Angolo tra N2 e N3 misurato alla prima biforcazione - 5) Medio, (tra 46° e 55°)
609 - Angolo tra N3 e N4 misurato alla prima biforcazione - 7) Grande, (tra 56° e 70°)
610 - Angolo tra N3 e la tangente tra il punto peziolare e l estremità N5 - 5) Medio, (tra 46° e 55°)
611 - Lunghezza della nervatura N5 - 3/5) Medio corta (tra 25 mm e 35 mm)
612 - Lunghezza del dente di N2 - 7) Medio corto (circa 18 mm); 613 - Larghezza del dente di N2 - 7) Largo (circa 18 mm)
614 - Lunghezza del dente di N4 - 3/5) Medio corto (tra 10 mm e 14 mm); 615 - Larghezza del dente di N4 - 5) Medio (circa 14 mm)
616 - Numero di denti tra il dente all estremità di N2 e il dente all estremità della prima nervatura secondaria di N2, inclusi i denti precitati - 3) Piccolo (circa 4)
617 - Distanza tra l estremità di N2 e l estremità della prima nervatura secondaria di N2 - 9 Molto lunga (oltre 70 mm)
Tralcio legnoso
101 - Sezione trasversale - 1) Circolare
102 - Struttura della superficie - 3) Striata
103 - Colore prevalente - 3) Rosso/Violaceo
104 - Lenticelle - 9) Presenti
105 - Peli eretti sui nodi - 1) Assenti
106 - Peli eretti sugli internodi - 1) Assenti
Indice di Ravaz (produzione/peso legno alla potatura invernale): 2,54; 13,16 (rispettivamente nelle località Bosco Galdo e Lamarossa).
Infiorescenza
151 - Organi sessuali - 3) Stami e gineceo completamente sviluppati
152 - Livello d inserzione della 1a infiorescenza - 2) 3° e 4° nodo
153 - Numero di infiorescenze per germoglio - 3) Da 2,1 a 3 infiorescenze
155 - Fertilità delle gemme basali (gemme 1-3) - 5) Media
Grappolo
202 - Lunghezza (escluso il peduncolo) - 7) Lungo (circa 200 mm)
203 - Larghezza - 5/7) Medio largo (tra 120 mm e 160 mm)
204 - Compattezza - 3) Spargolo
206 - Lunghezza del peduncolo del grappolo principale - 3) Corto (fino a 50 mm)
208 - Forma - 2) Conico
209 - Numero di ali del grappolo principale - 2) 1 o 2 ali
501 - Percentuale di allegagione - 3/5) Debole/Media
502 - Peso di un grappolo - 5) Medio (circa 500 g) (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa (g): 119,50; 477,15.)
504 - Peso dell uva prodotta per m2 - 0,8 kg; 5 Kg (rispettivamente su controspalliera e tendone)
Produzione: regolarità costante; rendimento buono.
Fertilità reale (n° grappoli/n° gemme): 1,19; 1,44 (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa).
Produzione di uva per ceppo (Kg): 1,42; 12,42 (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa).
Produzione di uva per ettaro (Kg): 7.116,00; 49.681,67 (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa).
Acino
220 - Lunghezza - 5) Medio (circa 18 mm)
221 - Larghezza - 5) Medio (circa 18 mm)
222 - Uniformità della dimensione - 2) Uniforme
223 - Forma - 2) Sferoidale
225 - Colore della buccia - 1) Verde giallo
226 - Uniformità del colore della buccia - 2) Uniforme
227 - Pruina - 5) Media
231 - Intensità della pigmentazione antocianica della polpa - 1) Nulla o molto debole
232 - Succulenza della polpa - 2/3) Mediamente/Molto succosa
233 - Rendimento in succo - 3) Basso (fino a 65%)
235 - Consistenza della polpa - 3) Molto soda
236 - Particolarità dell aroma - 1) Nessuna
240 - Facilità di separazione dal pedicello - 3) Difficile
241 - Sviluppo dei vinaccioli - 3) Completo
503 - Peso di un acino - 3) Basso (circa 3 g) (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa (g): 1,52; 3,63.
505 - Tenore in zucchero del mosto - 5/7) Medio/Elevato (tra 18% 21% circa) (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa (Brix°): 18,15; 17,90).
506 - Acidità totale del mosto - 3) Bassa (circa 6) (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa (g/l): 6,29; 5,33).
508 - pH del mosto - 5) Medio (> 3,0) (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa: 3,05; 3,29).
Polifenoli totali (mg/L catechina): 1.038,00; 641,33 (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa).
Flavonoidi (mg/L catechina): 1.136,00; 1.219,00 (rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa).
Fenologia
Le date fenologiche sono state accertate comparativamente con la seguente varietà di riferimento: Trebbiano toscano B.
301 - Epoca di germogliamento: III decade di Marzo - I decade di Aprile
302 - Epoca di fioritura: III decade di Maggio - I decade di Giugno
303 - Epoca d´inizio dell´invaiatura: III decade di Luglio ? I decade Agosto
304 - Epoca di maturazione fisiologica dell acino: III decade di Settembre ? I decade di Ottobre
Altre caratteristiche
Caratteri colturali
401 - Resistenza alla clorosi ferrica: A) Azienda Sperimentale ?Lamarossa? del CREA-VE: 5 (media); B) Azienda Agricola Sperimentale Dimostrativa ?Bosco Galdo? dell ALSIA: calcare attivo assente, indice potere clorosante nullo: non rilevabile.
402 - Resistenza ai cloruri: A) Azienda Sperimentale ?Lamarossa? del CREA-VE: salinità tollerabile: non rilevabile; B) Azienda Agricola Sperimentale Dimostrativa ?Bosco Galdo? dell ALSIA: cloruri, come Sali, nei limiti: non rilevabile.
403 - Resistenza alla siccità: in presenza di irrigazione di soccorso, la varietà ha presentato un grado di resistenza elevato o molto elevato in entrambi gli ambienti.
Foglia: 452 - Grado di resistenza alla Plasmopara: 5 (medio) 455 - Grado di resistenza all Oidium: 5 (medio) 458 - Grado di resistenza alla Botrytis: 5 (medio) 461 - Grado di tolleranza alla Phylloxera (gallecola): 9 (molto elevato o totale)
Grappolo: 453 - Grado di resistenza alla Plasmopara: 5 (medio) 456 - Grado di resistenza all Oidium: 5 (medio) 459 - Grado di resistenza alla Botrytis: 5 (medio)
Buona affinità d innesto, compatibile con i principali portinnesti consigliati per la produzione, quali SO4, 140 Ruggeri e 1103 Paulsen . La produzione di nesti inferiori a 12 mm di diametro è buona.
Dati del vino (2015-2017), rispettivamente nelle località di Bosco Galdo e Lamarossa:
Glucosio + Fruttosio (g/L): 0,25; 2,26. Acidità totale (g/L Acido Tartarico): 7,80; 5,59. Acidità volatile (non corretta) (g/L Acido Acetico): 0,36; 0,57. pH: 2,72; 3,07.
Acido Malico (g/L): 1,12; 0,83. Acido Lattico (g/L): 0,84; 0,34. Acido Citrico (g/L): 0,18; 0,17. Acido Tartarico (g/L): 6,42; 3,30. Polifenoli totali (mg/L catechina): 206,30; 205,75.
Alcol (% v/v): 7,00; 11,57. SO2 totale (mg/L): 53,76; 85,68. SO2 libera (mg/L): 2,56; 12,51. Densità vino (g/cm3): 1,00; 0,99. Densità idralcolica (g/cm3): 0,99; 0,98. Estratto secco (g/L): 14,70; 16,60.
Dal vino prodotto dalle uve provenienti dall Az. Lamarossa è emerso un buon giudizio per quanto riguarda la struttura, l acidità e la persistenza dei sentori di frutta fresca e floreali; ne è risultato un vino piuttosto gradevole per sapidità e tipicità.
Il vino da Santa Sofia si presenta, nel complesso, con un bel colore giallo paglierino tenue.
All olfatto sono spiccate le note fruttate di nespola acerba, mela con una leggera nota agrumata, mentre per le note floreali si ricordano il biancospino e fiori di campo.
Al gusto è ben equilibrato, leggero, fresco con una tipica gradevolezza. Consigliato per la vinificazione in purezza.
Utilizzazione
Uva da vino



